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Raymond Charles West

Trooper, 7907999, 8th Hussars Royal Armoured Corps

Raymond Charles West viene catturato dai tedeschi insieme alla sua divisione il 22 novembre 1941 nella località di Sidi Rezegh, a circa 95 kilometri dalla città di Tobruk. 

Caricati su degli autocarri, vengono condotti al campo di prigionia di Derna, in Libia, dove rimangono solamente un giorno per poi partire alla volta di Bengasi, campo le cui condizioni sono terribili. Dopo due settimane di permanenza, West viene tradotto in Italia a bordo dell’incrociatore “Luigi Cadorna” che raggiunge le coste della penisola dopo 24 ore di navigazione. 

All’arrivo nella città di Brindisi, West è destinato al campo PG 85 di Tuturano, dove, dopo circa dieci giorni, lui e altri prigionieri si ammalano di dissenteria. 

West è inviato in ospedale dove, seppure sia all’asciutto e protetto dalle intemperie, le razioni di cibo scarseggiano. Alla fine del 1941 viene trasferito nel campo PG 59 di Servigliano. 

La permanenza a Servigliano dura un anno. A fine 1942 West è trasferito prima al PG 53 di Sforzacosta e successivamente al PG 106 di Vercelli, dove è assegnato ai lavori agricoli. 

L’annuncio dell’armistizio comporta dei cambiamenti nell’atteggiamento delle guardie del campo. Qualche giorno dopo un ufficiale che ha in carico il campo di Carapaneto’ di Brianze’, (distaccamento del PG 106 Vercelli) informa West e altri prigionieri che essi sono liberi, ma che è bene che facciano attenzione ai rastrellamenti tedeschi presenti in zona. 

A questo punto West e alcuni suoi compagni, fra i quali George Winterton, che lo affiancherà per tutto il periodo della fuga, evadono dal campo con l’aiuto di Giacu, il contadino che aveva in gestione le cascine adibite al lavoro dei prigionieri. Giacu assicura loro di tenerli al sicuro nel caso fossero arrivati i tedeschi.

Il giorno seguente il gruppo di West, composto in totale da cinque fuggiaschi, si mette in cammino e grazie all’aiuto di un ciclista, inviato da Giacu, giunge in un piccolo villaggio in prossimità delle montagne.

Quasi la totalità degli abitanti parlava un soddisfacente inglese poiché molti avevano lavorato nelle miniere di rame in America. Furono molto cordiali e ci trovarono una casa disabitata, ed inoltre ci portarono molto cibo. Il comportamento di questi abitanti  fu davvero meraviglioso.

I giorni e le settimane passano in relativa tranquillità ascoltando la radio, raccogliendo legna per il fuoco e trascorrendo le serate presso le abitazioni dei nuovi amici italiani. Una sera, però, due carabinieri avvisano West e il suo gruppo che i tedeschi li stanno cercando, probabilmente a seguito della delazione di una donna del luogo, la cui abitazione, a Torino, a quanto pare era stata distrutta dai bombardamenti alleati.  

All’indomani della notizia, il gruppo riprende il cammino e, nei pressi di una casa diroccata, decide di dividersi in gruppi più piccoli. West e Winterton proseguono insieme ad altri fino a che si trovano faccia a faccia con due carabinieri in bicicletta che, sorprendentemente, li lasciano passare e addirittura offrono loro delle sigarette.

All’atto di imboccare una strada, noi due ci ritrovammo faccia a faccia con due carabinieri che balzarono dalle loro biciclette e si misero in posizione pronti a sparare. I tre commilitoni che ci seguivano se la svignarono attraverso i filari. Noi rimanemmo fermi e ci fu domandato chi fossimo, rispondemmo prigionieri inglesi e loro dissero che per loro stava bene e di non rivelare a nessuno di essere stati visti e ci offrirono delle sigarette.

A causa dell’arrivo della stagione fredda e delle intemperie, West e Winterton trovano riparo presso una cascina abitata da alcuni italiani, ai quali i due fuggitivi chiedono la possibilità di avere un alloggio per trascorrere la notte.

Non dimenticherò mai la bontà con cui ognuno di essi aprì la conversazione dicendo: questo è mio fratello, egli vi darà del cioccolato. Ci portò in un piccolo granaio e ci diede del cioccolato, cosa piuttosto fuori dal normale nell’Italia di quel periodo. Il mattino seguente ci indirizzò in un posto dove si trovavano altri prigionieri nelle nostre condizioni.

L’abitazione in cui vengono indirizzati è abitata da un italiano di nome Franco e da due donne di nome Biondina ed Eleonora, le quali riforniscono West e Winterton di cibo e beni di prima necessità, si occupano della preparazione dei pasti e di rammendare i loro abiti logori. 

In quel periodo West e Winterton si uniscono alla banda partigiana locale capeggiata da un ufficiale di nome Ercole, dalla quale si separano dopo alcune settimane a seguito di dissapori interni alla formazione. Ripreso il cammino, i due ex prigionieri giungono presso una casa abitata da altri inglesi che, come West , vi si erano stabiliti per lavorare nelle vigne con i contadini del luogo.

Lavorai per un viticoltore che si chiamava Agostino, erano tutti cortesi con noi e in modo particolare la moglie di Agostino, che mi confezionò un pullover di lana. Aveva tre ragazzi prigionieri in India ed aveva per noi una grande simpatia poiché, nel suo dolore, vedeva in noi i suoi propri figli.

Agostino ospita quattro fuggitivi, ognuno dei quali è impiegato in lavori agricoli. West è addetto al trasporto di pesanti carichi di letame contenuto in cesti di vimini, i quali vanno sistemati in un treppiede da portare sulla schiena. La vita nella comunità procede con discreta tranquillità. Un dentista locale offre a West alcune cure dentali ed esaudisce il desiderio dei prigionieri di poter consumare del tè, fornendo loro alcune scorte della bevanda.  Nella zona vi sono anche altri italiani che prestano aiuto ai prigionieri. 

Nella zona fummo in buoni rapporti anche con una donna, proprietaria di un negozio, che giornalmente ci riservava del pane, veramente una santa donna. Un mattino, mentre eravamo nel suo negozio, fummo avvicinati da un uomo che chiese se avessimo desiderato passare in Svizzera. In questo caso, saremmo dovuti ritornare al negozio alle quattordici, onde ricevere un pacco ciascuno.

I pacchi che West e gli altri prigionieri ricevono contengono degli abiti civili da indossare in vista del loro trasferimento da Cuorgnè (45.3913°N, 7.6502°E) a Torino in treno. Il viaggio avviene senza intoppi e una volta arrivati in città, West e compagni ricevono il pranzo e pernottano in una casa.  All’indomani, West viene invitato a recarsi alla stazione per dirigersi a Novara  e, mentre si trova sul treno, la sua mente è attraversata da una miriade di preoccupazioni, fra tutte quella di imbattersi nella polizia e nelle truppe germaniche. Nonostante i timori, il viaggio prosegue tranquillamente fino a Como dove ad attenderli c’è un uomo che li conduce fino a una villetta, offre a lui e ai suoi compagni del cibo e li invita a raggiungere il confine svizzero. 

Là l’uomo utilizza delle pinze per recidere il reticolato, permettendo a West e compagni l’ingresso, sani e salvi, nella federazione elvetica.

Eravamo finalmente in Svizzera. Per la precisione, il 20 febbraio 1944.

Bibliografia/Fonti

Archivio Istoreto, Fondo Fulvio Borghetti, diario di Raymond West