Lawrence Bains
107° South Nottinghamshire Hussars Yeomanry
Lawrence Bains (1920-2015) nasce l’11 maggio 1920 nel quartiere londinese di Hornsey e, dopo gli studi presso la Stationers’ Company’s School, va a lavorare in una compagnia assicurativa. Allo scoppio della seconda guerra mondiale, si arruola nella Middlesex Yeomanry.
Segnalatore e sottufficiale, tra il 1941 e il 1942 Bains prende parte alle operazioni di sbarco dell’operazione Torch in Nordafrica e, con il 107° South Nottinghamshire Hussars Yeomanry, presta servizio in Palestina e poi in Libia. A Tobruk, Bains è parte della guarnigione che partecipa all’assedio della città fino al dicembre 1941, ma poi, nella primavera del 1942, le forze dell’Asse accerchiano la sua divisione a El Adem, a sud di Gazala, e Bains viene fatto prigioniero dai tedeschi. Prima di essere consegnato agli italiani, Bains è costretto ad attraversare il deserto in condizioni di grande sofferenza. In quell’occasione, assiste alla morte di altri prigionieri di guerra che, svenuti a causa del caldo, vengono lasciati a morire nella sabbia del deserto.
Dopo essere sbarcato nella città di Napoli, Bains viene condotto nel PG 66 di Capua e successivamente nel PG 53 di Sforzacosta, nel quale resterà prigioniero fino al 9 settembre 1943, giorno della sua fuga dal campo.
A Sforzacosta, Bains si occupa della biblioteca dei prigionieri di guerra. La notizia dell’armistizio viene accolta con gioia ed esultanza da tutti i detenuti e per l’occasione viene organizzata dagli ufficiali del campo una parata celebrativa in cui vengono intonati canti patriottici, compreso l’inno nazionale britannico. Nonostante il numero di militari italiani posti a guardia del campo sembri diminuire col passare dei giorni, ai prigionieri è ordinato di restare all’interno del campo e attendere l’arrivo degli Alleati, in avanzata da sud.
Questa strategia non convince Bains, il quale teme che un’ulteriore attesa nel campo giochi a favore dei tedeschi che, in qualsiasi momento, potrebbero arrivare e rastrellarli, deportandoli in Germania.
Bains, dopo aver raccolto quante più provviste possibili, insieme a uno sparuto gruppo di compagni, si allontana dal campo cercando di orientarsi in un contesto geografico completamente sconosciuto.
Non conoscevo la geografia italiana, se non quella scolastica. Si conosceva la forma a stivale dell’Italia, era ovvio. Sapevo che gli Appennini scendevano lungo la spina dorsale. Non sapevo che fossero un po’ obliqui e non al centro, dall’alto a sinistra fino al basso a destra, se così si può dire, né se fossero…. Sapevamo di essere vicino al fiume Chienti, non “Chianti”, purtroppo, ma comunque. Ma noi… chi ha mai sentito del fiume Chienti […] [saperlo] non ci fu di grande aiuto. Sapevamo di essere sul versante adriatico. Potevamo vedere il sud, il sole era facile da seguire e così via. Così pensammo di andare a sud da quella parte.
Bains e i suoi compagni si dirigono in direzione sud e fin da subito si pone il problema della sopravvivenza. Soprattutto con l’arrivo delle ore serali, la necessità di trovare un posto dove poter mangiare e dormire spinge gli ex prigionieri ad avvicinarsi alle case e alle persone del luogo, le quali riservano un’inaspettata quanto generosa accoglienza ai fuggiaschi:
Domani, tutto era domani. Essendo prigionieri, cercavamo di muoverci in fretta, avanti, avanti, avanti, avanti, e noi lo facevamo, ma non molto altro. Semplicemente non sapevamo [fare] altro. Le prime persone le abbiamo incontrate la sera e abbiamo pensato “beh, dobbiamo dormire da qualche parte”, e abbiamo visto una fattoria abbastanza isolata e ci siamo andati. Non sapevamo che accoglienza avremmo avuto. Non ne avevamo idea, ma eravamo quattro giovani e avevamo un aspetto piuttosto malandato, immagino, e così ci hanno detto che potevamo dormire nella loro stalla e ci hanno dato un pasto. Non mangiavamo così da mesi. Era solo pane, pane e un po’ di salame e formaggio o qualcosa del genere, ma era, per noi, un banchetto. E vino
Dopo la notte trascorsa nella stalla, Bains e compagni riprendono il cammino da Urbisaglia lungo la strada statale ma, durante il percorso, viene loro sconsigliato di proseguire verso sud a causa dell’eccessivo tempo che avrebbero impiegato per raggiungere gli Alleati in avanzata da sud. In quel periodo, grazie alle sue competenze, Bains si dedica alla riparazione di apparecchiature elettroniche e non di rado la popolazione locale lo accoglie al grido di “Viva l’inglese!”. Sono tante, infatti, le proprietà di famiglie contadine presso le quali trova riparo insieme agli altri prigionieri. Un giorno, dopo aver dormito in una stalla, mentre sono in procinto di ripartire, incontrano la famiglia Rozzi, presso i quali Bains si nasconde per un breve periodo.
Erano le prime persone che conoscevo a non avere soldi. Naturalmente, quando ero giovane e lavoravo nel settore assicurativo non guadagnavo molto ed ero un po’ in difficoltà. Conoscevo altre persone in difficoltà e alcuni erano addirittura indebitati, ma non avevo mai incontrato nessuno che non avesse soldi e non riuscivo a capire come facessero a sopravvivere. Ma loro erano… dicevano di essere completamente autosufficienti e in grado di mantenersi da soli. Avevano una piccola eccedenza di raccolto e vendevano il loro grano e il vino per pagarsi di tanto in tanto un vestito o dei pantaloni o qualsiasi altra cosa e questo era tutto. Vivevano davvero molto male. Noi avevamo una stanza al piano di sopra. Loro avevano la loro camera da letto al piano di sopra. C’erano due donne sulla trentina e il loro vecchio padre. Le donne dormivano in una camera e lui in un’altra, e c’era un’altra grande stanza vuota in cui avevano allestito un letto di paglia e stuoie dove ci siamo accomodati tutti insieme.
Nonostante la miseria, Bains ha il permesso di entrare nella casa di famiglia e di avere una stanza per sé anche grazie all’aiuto che uno studente benestante di nome Franco fornisce alla famiglia Rozzi. Presto, però, le voci di incursioni da parte dei nazifascisti si fanno sempre più insistenti e pertanto Bains decide di lasciare la famiglia Rozzi e rimettersi in cammino, nonostante le intemperie invernali. Dopo una notte trascorsa all’aperto, con la neve fino alle ginocchia, Bains giunge nei pressi di una stalla dalla quale si scorge la piccola cittadina di San Ginesio.
Al mattino ho sentito il contadino muoversi, così sono sceso dalla scala. Era un po’… non fu poi così sorpreso di vedermi, perché era un periodo strano. C’era ogni sorta di personaggio che se ne andava in giro per il paese: prigionieri, galeotti, partigiani, ogni sorta di persone strane, quindi non era così sorprendente. Così, con molta calma, mi invitò a fare colazione e conobbi sua moglie, suo figlio e sua figlia e chiacchierai come meglio potevo. Il mio italiano stava migliorando un po’, ma non molto. Rimasi lì diversi giorni. Mi disse: “Beh, non puoi stare qui perché quando arriva la neve è troppo pericoloso”, e in effetti lo era. Poi ricevetti la visita, da me non richiesta, di Giovanni Lucarelli che aveva una fattoria sul crinale che dominava la strada, o quasi, e parlava una forma particolare di inglese americano.
Bains trascorre la notte successiva presso la famiglia Lucarelli, che possiede una fattoria a San Ginesio. Il giorno successivo, insieme al capofamiglia Giovanni, conosce le altre famiglie contadine che abitano Contrada Cerreto, piccola frazione di San Ginesio composta da circa sei abitazioni. La contrada diventerà il punto di riferimento per Bains fino al giugno 1944.
Quel posto divenne la mia base fino alla metà di giugno, quando alla fine sono tornato a casa. E loro sono stati meravigliosi con me. Era come fossero i miei genitori […] I Lucarelli si trovavano in un minuscolo borgo di circa cinque case, ma le altre famiglie venivano subito a sapere dell’arrivo di un nuovo prigioniero, e allo stesso modo gli inglesi, i prigionieri inglesi si avvicinavano e dicevano: “Oh ciao, chi sei”? Io mi presentai e ci conoscemmo tutti, e così via. Quindi, sapevano […] la notizia si era diffusa. Tutti sapevano quali case avevano prigionieri e così via, e nessuno è mai stato consegnato [al nemico].
Ciononostante, prima che il territorio venga liberato dalle truppe alleate, Bains sperimenta l’ansia e l’angoscia di essere catturato dai nazifascisti e allo stesso modo anche la famiglia Lucarelli si trova a vivere questi timori in caso si verifichino rastrellamenti nemici.
Per concedere un po’ di tranquillità alla famiglia, Bains decide di tanto in tanto di allontanarsi dalla proprietà e cercare riparo altrove, mangiando e dormendo presso famiglie e abitazioni limitrofe in cui riscontra sempre un’ottima accoglienza. In una di queste occasioni apprende di un rastrellamento in corso di ex prigionieri da parte dei nazifascisti e per questo si trova costretto a fuggire e a trovare un nascondiglio improvvisato.
Corsi come un matto, incontrai un altro prigioniero e trovammo un campo di patate, piante di patate, e lui mi disse: ”Beh, mi infilerò tra queste e mi nasconderò“, e io dissi: ”Beh, hanno dei segugi con loro, ci fiuteranno. No, non rimango”. Così sono sceso, conoscevo la zona e sapevo che c’era un piccolo ruscello in basso, così sono sceso fino al ruscello, che era profondo solo pochi centimetri, ma l’ho costeggiato, ho disperso l’odore, sono risalito dall’altra parte e me ne sono andato. Ma, sapete, si sentivano gli spari, si sentivano gli spari, era molto brutto.
Episodi simili si ripetono in più occasioni e Bains si vede costretto ad allontanarsi periodicamente dalla famiglia Lucarelli fino a quando, dopo che la notizia della presa di Roma da parte degli Alleati ha iniziato a circolare sempre più insistentemente, a San Ginesio si viene a sapere della ritirata delle truppe nazifasciste e della liberazione da parte delle truppe alleate, ormai giunte nella regione.
Bains può ora dirigersi verso Sarnano e infine alla volta di Ascoli Piceno (42.8541°N, 13.5688°E), dove si ricongiunge con le truppe alleate e conclude la sua esperienza in Italia, durata due anni, di cui nove mesi vissuti presso le famiglie locali:
Abbiamo vissuto come e con i contadini. Voglio dire, non sono un esperto in materia di agricoltura. Come ho detto all’inizio, sono un londinese, uno di città e cose del genere… ma ho comunque aiutato con la fattoria. Attingevo l’acqua e tagliavo la legna, sapevo farlo. Non mi è mai stato permesso di condurre i buoi. Il vecchio, Marco, non mi avrebbe mai lasciato condurre i buoi. “Lorenzo è un bravo ragazzo, ma non capisce”, e non mi lasciava mai andare a spillare il vino dalla botte grande giù in basso.
Campi legati a questa storia
Bibliografia/Fonti
Scheda del diario personale e intervista a Lawrence Bains tratte dall’ archivio del Second World War Experience Centre, Otely (UK)