Gordon Lee
Trooper 7899817 44th Battalion Royal Tank Regiment
Gordon Lee viene catturato in Libia dalle forze dell’Asse il 5 giugno 1942. Dopo una breve permanenza nel campo di Benghazi, viene trasferito nel PG 53 di Sforzacosta, in provincia di Macerata. Nel campo stringe amicizia con altri tre prigionieri di guerra, Ernest Johnson, Philip Millard e Jim Farnsworth, che si uniranno a lui nel piano di fuga.
In seguito alla firma dell’armistizio tra l’Italia e gli Alleati, Lee nota che le guardie italiane si ritirano e al loro posto subentra il British Senior Officer, che vieta ai prigionieri di fuggire, pena la corte marziale una volta rimpatriati.
Consci della minaccia nazifascista e del pericolo costituito dal restare all’interno del campo, i quattro prigionieri mettono in atto il loro piano, riuscendo a evitare i controlli della polizia militare istituita dal comando britannico del campo e a fuggire con successo.
L’obiettivo è quello di allontanarsi il più possibile dall’area prima che sopraggiunga la notte, e poi dirigersi verso sud nel tentativo di ricongiungersi alle truppe alleate in avanzata.
Inizia così un periodo di vagabondaggio per le campagne marchigiane in cui Lee e i suoi compagni cercano di sopravvivere come possono, mangiando uva nei vigneti e iniziando a stabilire i primi contatti con la popolazione. In particolare, la ricerca di cibo e di un posto per dormire sono due elementi ricorrenti nelle richieste che Lee avanza alle persone che incontra.
Al calar della sera, decidemmo di cercare un posto dove dormire e ci imbattiamo in una piccola fattoria isolata. Come ci avrebbero accolto gli abitanti? Era la nostra prima esperienza, ma certamente non l’ultima, di mendicanti in cerca di qualcosa da mangiare e un posto dove dormire. Avremmo ripetuto questa esperienza più volte e di solito la risposta era positiva. La prima volta furono comprensivi, ci accompagnarono nel fienile e ci diedero pane e formaggio.
Questo primo riscontro positivo permette a Lee e ai suoi compagni di comprendere le condizioni di vita delle famiglie contadine del luogo, le quali dimostrano compassione per loro e manifestano sentimenti antifascisti e di odio contro Mussolini. Alcuni contadini emigrati in passato negli Stati Uniti rendono la comunicazione più agevole, nonostante essi si esprimano in un inglese abbastanza scorretto e improvvisato.
Il viaggio di Lee prosegue per le località di Tolentino, Pianelle, Sarnano e Amandola, nel tentativo di seguire la strada principale e raggiungere gli Appennini. In ogni sosta, Gordon sperimenta l’accoglienza dei locali, i loro cibi tradizionali, fra tutti la polenta, e l’integrazione all’interno della comunità lavorativa.
Così i giorni trascorsero lasciando ricordi speciali. Come la serata passata con gli abitanti del villaggio di Pianella, che lavoravano insieme per spellare le pannocchie di mais. Era un evento annuale in cui tutti collaboravano e alla fine si ritrovavano con un mucchio di pannocchie e un altro mucchio di bottiglie vuote! Parte del mais veniva poi macinato per ottenere la farina, utilizzata per preparare un piatto a base di polenta, di cui parlerò più avanti.
Dopo quattro settimane di cammino Philip Millard riporta gravi lacerazioni a una gamba a seguito di una caduta. Ciò induce Lee e il resto del gruppo a fermarsi nuovamente. Il luogo designato per la sosta è Trisungo:
Questo posto era Trisungo, dove avremmo trascorso i nove mesi successivi, e il nostro fedele amico era Eber Petrucci. Insieme alla moglie e alla famiglia si occupava di procurarci cibo, alloggi sicuri e, in generale, di prendersi cura di noi. Allora non ci rendevamo conto di quanto gli saremmo stati debitori.
La famiglia Petrucci è composta da Eber, sua moglie Giuseppina e i loro tre figli: Isidoro, Francesca e Gilda, che vivono in una casa molto modesta, così come le altre famiglie del paese. Nonostante la miseria e le ristrettezze, tutti aiutano Lee e i suoi compagni, facendo dei turni per la distribuzione dei pasti e fornendo loro un alloggio presso le rimesse per gli attrezzi agricoli.
Per gran parte del nostro soggiorno abbiamo vissuto in piccole capanne di pietra sulle colline, un po’ fuori Trisungo, dove erano conservati gli utensili e le attrezzature per l’agricoltura e la silvicoltura. Questo ci ha evitato la seccatura di trasportarli da e verso il villaggio. Questi luoghi erano davvero molto primitivi, ma ci riscaldavamo con il fuoco […] il cibo consisteva principalmente di pane, pasta piatta fatta in casa, patate, fette di prosciutto crudo, formaggio di capra e pecora e polenta di farina di mais.
Il pericolo di incursioni nazifasciste è sempre presente e pertanto sporadicamente Gordon viene invitato a rimanere nascosto, dal momento che nei villaggi vi sono informatori dei nazifascisti. Nonostante alcune pattuglie tedesche si avvicinino al villaggio, Lee e i suoi compagni trascorrono un periodo relativamente sereno, abituandosi ai ritmi della vita del posto e collaborando ai lavori stagionali.
In autunno aiutavamo a mietere il grano. Il grano veniva steso su una superficie di pietra nel cortile e battuto con un vecchio correggiato, un lavoro molto faticoso. Il grano veniva poi spazzato e messo in sacchi che venivano appesi sulla schiena di un asino e portati al mugnaio nel villaggio vicino. Alla fine ritornava sotto forma di farina.
Anche l’inverno trascorre senza particolari problemi, nonostante copiose nevicate e un clima molto rigido. L’ex prigioniero avrebbe poi attribuito il fatto di non essersi mai ammalato, nonostante le condizioni climatiche avverse, all’abitudine di bere del vino, così come faceva la famiglia Petrucci:
Durante tutto il rigido inverno abbiamo vissuto nel villaggio, nelle soffitte delle case della gente, ma soprattutto nel fienile dei Petrucci. Abbiamo superato il freddo e le condizioni di vita piuttosto dure e primitive senza prendere raffreddori o influenze, e abbiamo creduto che ciò fosse dovuto al vino che bevevamo! Meglio di una medicina per la tosse.
Quando la stagione fredda volge al termine, Lee apprende che i tedeschi sono in ritirata e ha modo di osservare, dal suo rifugio in collina, i camion nazisti allineati lungo la strada principale. Al tempo stesso apprende dalla radio che, durante la ritirata, le truppe nemiche hanno compiuto razzie, incendi, ingenti furti di bestiame e viveri e soprattutto hanno provocato l’esplosione dei ponti per complicare l’avanzata alleata. Per l’ex prigioniero è ormai arrivato il momento di lasciare Trisungo e provare a contattare gli eserciti alleati:
Il flusso di truppe alla fine si arrestò, gli ultimi soldati fecero saltare i ponti per rendere più difficile l’avanzata degli Alleati e noi decidemmo che era giunto il momento di lasciare Trisungo, di contattare le forze in avvicinamento e di tornare a casa. Fu triste andar via da tutti quegli amici che si erano presi cura di noi per tutti quei mesi, mettendo a rischio la propria vita. Era stata un’esperienza fantastica e avevamo vissuto una vita molto semplice, senza i lussi e le comodità a cui eravamo abituati a casa.
Lee ha l’opportunità di ricongiungersi con un’unità di Royal Engineers nella città di Rieti e con loro si dirige a Roma, dove sale a bordo di un treno che lo conduce a Bari . Là attenderà di essere rimpatriato nel Regno Unito. Prima però di tornare definitivamente a casa, Gordon decide di tornare a Trisungo per consegnare alcuni doni alla famiglia Petrucci in segno di riconoscenza.
Decisi quindi di tornare a Trisungo e di portare a Eber dei vestiti e degli stivali in regalo come ringraziamento per la sua gentilezza. Ci sarei andato da solo perché gli altri non volevano saperne e mi resi conto che dovevano essere più desiderosi di tornare a casa di quanto lo fossi io, il che può essere difficile da capire.
Lee si imbarca dunque alla volta di Algeri e da lì rimpatria. Giunto a Glasgow sale sul treno diretto a Manchester dove, non appena arrivato, avvisa la sua famiglia. Non rivedrà mai più i suoi compagni di prigionia e di avventura, ma, nel 1982, farà ritorno a Trisungo con sua moglie Marie. Purtroppo, non troverà più nessuno della famiglia Petrucci mentre si ricongiungerà con l’amico Antonio, un contadino di Trisungo che Gordon aveva aiutato con la raccolta dell’uva.
Campi legati a questa storia
Bibliografia/Fonti
Diario di Gordon Lee, Archivio Norfolk Record Office, The Archive Centre, Norwich NRO, MC 2148/1, 925X6