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Gilbert Broadbent

60th Field Regiment, Royal Artillery

Gilbert Broadbent è un operatore radio del 60th Field Regiment della Royal Artillery, un battaglione specializzato nel combattimento contro i carri armati. In Nord Africa, al confine tra Egitto e Libia, il suo reggimento entra a far parte, come gruppo di supporto, della 7th Armoured Division, nota come “Desert rats (i ratti del deserto)”. Il 22 novembre 1941 Broadbent viene catturato mentre il suo battaglione è impiegato in un’azione di attacco contro i tedeschi a Sidi Rezegh, nel tentativo di alleggerire l’assedio della città di Tobruk da parte delle forze alleate. La mattina successiva, lui e i suoi compagni di reggimento vengono caricati su camion italiani e condotti al campo di prigionia di Benghazi, dove arrivano il 30 novembre 1941. Nel dicembre successivo Broadbent viene trasferito a Gharyan  e poi a Tripoli, dove viene imbarcato alla volta dell’Italia con destinazione Napoli.

Il 31 dicembre 1941 Broadbent  è al campo di transito 66 di Capua (41.1005°N, 14.2165°E). Il 13 gennaio successivo è trasferito al PG n. 59 di Servigliano e, più di un anno dopo, precisamente il 23 febbraio 1943, al PG n 53 di Sforzacosta. È in quest’ultimo campo che, nel settembre 1943, riceve la notizia dell’armistizio. Dopo la scomparsa delle guardie italiane, il 15 settembre Broadbent fugge insieme a un altro prigioniero, Ken Pickering.

Dopo aver camminato per circa mezzo miglio, abbiamo parlato con un contadino che ci ha portato a casa sua. Ci hanno dato da mangiare e una famiglia di circa quattordici persone ci ha guardato con grande curiosità mentre mangiavamo del pane e gustavamo delle uova strapazzate. Quando siamo partiti, ci hanno dato altro pane e detto in che luoghi avremmo potuto incontrare i tedeschi

Sono numerosi gli incontri fortuiti che Broadbent e Ken Pickering hanno lungo il loro cammino, che porta i due prigionieri evasi a percorrere colline ripide e sentieri di campagna impervi. Sono diretti a sud, verso Penna San Giovanni. Durante il viaggio, nei pressi del letto asciutto di un fiume, incontrano un contadino di nome Marino che li invita a entrare nella propria abitazione e offre loro del latte, delle uova e dell’acqua. Nel frattempo, altri due uomini giungono sul posto e si uniscono alla conversazione, facendo a Broadbent e un compagno la promessa di fornire loro abiti civili e un lavoro in occasione della vendemmia.

Lui (il contadino) disse che potevamo tornare a dormire lì ogni notte, se lo desideravamo. I due giovani italiani arrivarono con dei vestiti per noi verso le 15:00, dopo essere stati a messa. Decidemmo di iniziare la vendemmia alle 7:00 del mattino

Un giorno, di ritorno da Macerata, Marino avvisa Broadbent che i fascisti sono vicini e che sarebbe meglio se i due andassero a lavorare nelle vigne della famiglia di un suo amico, a circa due chilometri di distanza. Broadbent si trasferisce a Urbisaglia presso la famiglia Staffolani il 24 settembre 1943.

L’amico di Marino si chiamava Umberto Staffolani e all’epoca aveva una famiglia di sette persone: cinque figli maschi e due figlie. Tutta la famiglia era impegnata nella vendemmia, tranne la moglie di Umberto, che preparava i pasti. Lavoravamo duramente tutto il giorno fino al tramonto, ma mangiavamo bene. La maggior parte di queste fattorie erano autosufficienti e in tempi come questi erano sicuramente i posti migliori dove mangiare

A Urbisaglia ci sono altri prigionieri di guerra nascosti nel convento della città. Tutti ricevono assistenza dalla popolazione locale. A causa del pericolo di incursioni nazifasciste, Broadbent si trasferisce nuovamente, stavolta presso l’abitazione del cugino di Umberto, Domenico, il quale, assieme alla moglie e ai tre figli, vive in condizioni economiche di gran lunga migliori rispetto a quelle degli altri abitanti di Urbisaglia.

Per tutta la settimana in cui siamo stati lì abbiamo lavorato poco, raccogliendo di tanto in tanto foglie per le mucche e ghiande per i maiali. Abbiamo mangiato come signori e siamo stati trattati meravigliosamente bene […] Domenico era un uomo a cui piaceva parlare con noi, ma il suo accento doveva essere difficile da capire perfino per un italiano che parlasse bene, figuriamoci per degli inglesi.

Nelle settimane successive Broadbent alterna periodi in cui vive presso la famiglia di Umberto e altri in cui sta con quella di Domenico. Ha modo così di osservare la vita contadina delle famiglie italiane, scandita da ritmi giornalieri basati su quelli dei lavori agricoli, sull’uccisione del bestiame per ricavarne del cibo, sulle preghiere recitate ogni sera.

Aspettavamo sempre con ansia il pranzo della domenica, quando di solito ci veniva servita la pasta asciutta o i maccheroni. Era fatta in casa con un impasto di farina passato in una sorta di tritacarne e tagliato alla lunghezza desiderata. All’impasto venivano aggiunte diverse uova, che lo rendevano giallo. Anche in questo caso, veniva cotta nel calderone e servita su un grande piatto con strati di formaggio grattugiato, concentrato di pomodoro e carne macinata

In novembre Broadbent e gli altri prigionieri della zona aiutano la famiglia di Domenico Staffolani a macellare i vitelli e venderne la carne nei paesi limitrofi. Tuttavia, le voci di retate nazifasciste si fanno sempre più incessanti, e un giorno la casa di Umberto Staffolani viene perquisita dai tedeschi. Il fatto, seppur allarmante, non comporta alcun cambiamento nella vita quotidiana di Broadbent, anche perché Domenico Staffolani lo rassicura e lo invita a restare presso la sua famiglia, con la quale trascorre il Natale e Capodanno. L’arrivo del 1944 coincide con la notizia dello sbarco alleato ad Anzio ma anche con l’aumento delle retate nazifasciste nell’area di Urbisaglia.

Il 20 gennaio ci dissero di rimanere tutto il giorno a casa del carabiniere perché era prevista la visita di un fascista. La domenica sera ci siamo recati dal contadino Domenico portando con noi cibo per una settimana. È stato un grande cambiamento per noi perché la famiglia era povera e invece che in un bel letto dormivamo sulla paglia nella stalla. Tuttavia, hanno fatto il possibile per aiutarci e siamo stati adeguatamente riforniti, anche se vivevamo in modo più frugale

Dato il timore di nuove perquisizioni da parte dei nazifascisti, la famiglia del contadino invita Broadbent a trovare una nuova sistemazione. Grazie a Umberto Staffolani, viene a sapere di un possibile trasferimento di ex prigionieri a circa 15 chilometri da Urbisaglia. Il primo tentativo di oltrepassare gli Appennini non va a buon fine e Broadbent, con un suo compagno, non riuscendo ad andare oltre le località di Monastero e Cessapalombo, sono costretti a tornare indietro e fermarsi a San Ginesio presso un altro contadino.

Durante il soggiorno in questa fattoria ho avuto un forte mal di denti e il dolore era così intenso che ho dovuto correre il rischio di andare dal dentista. Mi sono recato da solo e, entrando nello studio, sono stato accolto dalla moglie del dentista che mi ha interrogato e mi ha detto che avrei dovuto tornare al campo di prigionia, poiché i tedeschi erano troppo forti e gli Alleati non avrebbero spezzato la loro resistenza. Dato che entrambi simpatizzavano per il fascismo, mi sono ritirato in fretta e sono stato accolto dai miei amici contadini. Durante il nostro breve soggiorno abbiamo aiutato a distillare il vino per produrre un liquore molto forte chiamato mistrà

In compagnia di Ken Pickering, Broadbent riflette sulla necessità di escogitare un nuovo piano per attraversare gli Appennini senza passare per la costa. Partendo da Cingoli, il gruppo attraversa la città di Leonessa e poi raggiunge Terni proprio nel momento in cui si viene a sapere dell’entrata degli Alleati a Roma. Il 21 giugno, sempre a Terni, Broadbent e compagni si presentano agli uffici del Governo Militare Alleato dove vengono accolti da un ufficiale britannico e un colonnello statunitense. Vengono così inviati a Roma. Qui, prima di essere rimpatriati, si uniscono ai festeggiamenti del ricevimento organizzato per gli ex prigionieri di guerra.

Il momento che avevamo atteso era finalmente arrivato. Abbiamo dormito serenamente dopo aver ringraziato Dio per aver esaudito le nostre preghiere

Campi legati a questa storia

Fonti
  • G. Broadbent, Behind Enemy Lines, Bognor Regis, Anchor, 1985