Seleziona una pagina
w

Edward Henry Duke

WO 208/3324/141; WO 208/3324/138

Edward Henry Duke, un impiegato comunale di Londra nato nel 1916, viene catturato in Libia il 21 novembre 1941. Non sono disponibili notizie riguardo le circostanze della cattura, ma sappiamo che transitò in diversi campi di prigionia durante i suoi quasi due anni di cattività in Italia. Prima nel PG 66 di Capua fino al gennaio 1942, poi nel PG 59 di Servigliano fino al febbraio 1943, quindi nel PG 53 di Macerata fino alla primavera di quello stesso anno, nel PG 106 di Vercelli e, infine, a partire dal giugno 1943, nel PG 112, distaccamento di lavoro numero 4, di Gassino, nel torinese. Durante questo periodo, Duke partecipa ad un singolo tentativo di fuga, nel PG 59 di Servigliano, il campo in cui resta più a lungo. Insieme ad alcuni compagni scava un tunnel per superare la recinzione esterna del campo, ma questo viene scoperto e il tentativo quindi fallisce.

Anche al PG 112, come in tutti gli altri campi sul suolo italiano, arriva la notizia dell’Armistizio e, pochi giorni dopo, si presentano i tedeschi:

Il 10 settembre 1943 ci fu detto che i tedeschi stavano occupando le città vicine al campo. Dopo un grande tumulto, costringemmo gli italiani ad aprirci i cancelli [del campo]. Io Lasciai il campo verso le 20, con il soldato semplice John Henry Jackson […].

I due raggiungono la strada che connette Torino a Chivasso, dove si imbattono in alcuni ciclisti italiani dai quali ricevono notizie mirabolanti: «ci dissero che gli inglesi erano sbarcati a Genova e stavano avanzando verso Torino». Di conseguenza, i fuggiaschi decidono di nascondersi in attesa del loro arrivo. Nei giorni seguenti, Duke e Jackson sopravvivono grazie all’aiuto della popolazione locale, che porta loro da mangiare nel bosco dove si erano rifugiati. In seguito, i due fuggiaschi vengono presi in carico da una donna di Castiglione Torinese, la quale li ospita per due mesi e fornisce loro abiti civili. Tuttavia, è ormai evidente che lo sbarco degli Alleati in nord Italia è tutt’altro che imminente e l’intera area è ormai saldamente nelle mani del nemico:

Nel novembre del 1943 decidemmo che stavamo mettendo in pericolo la vita di quelle persone [gli italiani che li stavano proteggendo], poiché i tedeschi stavano rastrellando le case alla ricerca di prigionieri inglesi evasi. La donna [loro ospite] ci diede dei soldi e ci disse che saremmo potuti andare in una casetta di proprietà della sua famiglia ad Alpette.

Duke e Jackson decidono di seguire il consiglio della donna e si spostano quindi a nord, verso le montagne. Giunti nel paese e stabilitisi nella casetta, incappano in una banda partigiana «di circa 50-60 uomini», alcuni di essi, una ventina, sono prigionieri Alleati evasi: 17 inglesi e due sudafricani. Anche Duke e Jackson si uniscono alla banda, benché gli italiani non permettano ai prigionieri di imbracciare le armi.

Accadde ben poco fino all’aprile 1944, quando i tedeschi iniziarono a ripulire la vallata. La banda era cresciuta fino a circa 200 membri, ma era a corto di armi e munizioni, e gli inglesi erano ancora tenuti disarmati. Ci era stato detto che la RAF aveva consegnato delle armi nelle Valli di Lanzo, ma la nostra banda non poté recuperarle per via della presenza tedesca. […] Inoltre, nove degli inglesi erano malati di polmonite e influenza, uno ridotto in barella. La banda, perciò, si dissolse e disperse sulle colline.

Duke e Jackson ritornano ad Alpette, nella ormai familiare casetta, e ancora una volta vengono aiutati dalla popolazione, la quale fornisce loro il necessario per sopravvivere. In giugno, però, hanno un incontro con un «ex-tenente della marina italiana, il quale stava formando una manda partigiana». Inizia così nuovamente per Duke e Jackson la vita dei guerriglieri.

Degli uomini [della banda] la maggior parte erano alpini e radunammo circa 20 inglesi. Eravamo ancora disarmati. IL 13 giugno 1944 la banda attaccò una casa tedesca a Chivasso, li prendemmo di sorpresa nel sonno, e prendemmo prigionieri un tedesco e 20 repubblichini. Prendemmo anche fucili, sei camion e una scorta di benzina. Nel distretto di Ribordone fummo attaccati dai fascisti e dai tedeschi e dovemmo ritirarci sui monti. Prima di andarcene, riuscimmo a togliere le ruote a quasi tutti i camion che avevamo rubato. Ci spostammo nella zona di Arzola ma eravamo in cattive condizioni. Scarseggiavano nuovamente il cibo e le munizioni e avevamo disperatamente bisogno di stivali.

Tuttavia, l’aiuto arriva letteralmente dal cielo. Il 26 luglio 1944, infatti, l’aviazione Alleata effettua un lancio di provviste sul monte Arzola, il quale risolve i problemi di armamento della banda, la quale inizia una piccola campagna contro il nemico nelle zone di Pont, Locana e Sparone, tendendo imboscate a veicoli e ciclisti «finché non esaurimmo nuovamente le munizioni». L’estate, ormai al termine, porta alla fine dell’avanzata Alleata sul fronte sud e ad un nuovo intensificarsi delle azioni repressive tedesche in nord Italia contro i partigiani. Incalzati dal nemico e dalla carenza di cibo, dopo una breve sosta a Ribordone nel settembre 1944, Duke e gli altri prigionieri decidono sia meglio tentare l’attraversamento del confine con la Francia. Il loro capo partigiano, dopo essersi consultato con i suoi superiori (probabilmente il CLN locale o il comando partigiano di zona, ma Duke non lo specifica), acconsente alla loro partenza.

Il 1° ottobre 1944, Duke si allontana dalla zona con l’aiuto di una guida locale, conosciuta nel corso dell’estate. Il gruppo, la cui composizione ci è nota grazie al racconto di un altro fuggiasco, il soldato semplice George Albert Drew (anche lui catturato con Duke e prigioniero nel PG 112/4 prima della fuga), era piuttosto numeroso: «il gruppo comprendeva la nostra guida, il tenente italiano [il capo della banda partigiana], 30 jugoslavi, cinque francesi di Vichy, un sergente sudafricano di nome Nell, e […] 11 inglesi oltre a me». Tra i nomi degli inglesi (Duke, Drew, Roderick, Hughes, Dinning, Painter, Davis, Stephens, Jacques, Snaith, Barnard e Read) non figura quello di Jackson, la cui sorte ci è ignota.

Il gruppo passa per Ronco, Colle di Bardoney e Cogne, dove trascorre la notte in una miniera sulle montagne. Si sposta quindi a Pont e a Colle del Nivolet per arrivare infine nel Pian della Ballotta. Le condizioni climatiche, però, sono avverse:

Era già caduta una quantità considerevole di neve e una tormenta pose fine al nostro primo tentativo. Uno degli inglesi nel gruppo soffriva di geloni ad una mano. Molti degli jugoslavi indossavano solo pantofole ai loro piedi. Formammo una cordata e finalmente riuscimmo a passare la frontiera marciando attraverso due metri di neve [sei piedi] il 10 ottobre. Il passaggio fu a Colle Losa (sic.) (ad un’altitudine di 3280 metri) […]. Questa zona era sguarnita, perché i tedeschi la ritenevano intransitabile.

Tuttavia, la marcia non è finita. Fortunatamente, il gruppo percorre la Val d’Isere e incappa in un ufficiale francese il quale allerta il suo omologo americano della presenza del gruppo. I fuggiaschi possono a questo punto viaggiare in camion e passano per vari paesi e città fino a Grenoble, dove sono alloggiati nell’Hotel Savoy. Da Grenoble, con un treno, Duke, Drew e gli altri vengono portati a Marsiglia il 12 ottobre. Infine, il 14 del mese sono imbarcati su una nave che li porta a Napoli. Dopo un breve soggiorno nella città partenopea, Duke torna finalmente nel Regno Unito il 2 novembre 1944, sbarcando a Liverpool dopo quasi tre anni in Italia.

Bibliografia/Fonti

TNA WO 208/3324/141, Escape/Evasion Reports: Code MI9/SPG: 2695
TNA WO 208/3324/138, Escape/Evasion Reports: Code MI9/SPG: 2698