Charles Edward Gray
Number: IA 102; Highest Rank: Lieutenant Colonel (Commander); Regiment: 3 Gurkha Rifles
Charles Edward Gray, detto Charlie, è un veterano della Prima guerra mondiale e viene richiamato alle armi mentre si trova in scozia con sua moglie in licenza militare. Infatti, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, Charlie è costretto a rientrare nel Norfolk dove, presso la sua abitazione, riceve la comunicazione di chiamata alle armi. Il giorno seguente, con sua moglie, Charlie si dirige alla stazione di York dove sale su un treno verso destinazione ignota e quella sarà l’ultima volta che lui e sua moglie si vedranno per i prossimi cinque anni.
Charlie viene dapprima inviato in India e successivamente nel golfo persico, in Persia, dove riceve la comunicazione della resa da parte dell’esercito persiano. A quel punto il rischio maggiore è costituito dalla minaccia delle truppe tedesche che, facendosi strada in Medio Oriente, avrebbero potuto impadronirsi dei giacimenti petroliferi della regione.
Il vantaggio di Charlie è che lui, essendo già stato in quei territori durante la grande guerra, conosce il luogo e ha dimestichezza nel muoversi in quella parte del mondo. Il trasferimento successivo è a Damasco (33.5132°N, 36.2768°E), in Siria, al confine con il Kurdistan e successivamente, nel 1941, Charlie e il suo battaglione vengono inviati a Tobruk (32.0779°N, 23.9407°E), situata sul confine libico.
A seguito della caduta di Tobruk, l’armata britannica è in ritirata verso il Cairo ed è in quel momento che Charlie fa la conoscenza del comandante in capo Auchinleck, il quale gli ordina di ordina di prendere posizione a Deir El Shein, trincerarsi e resistere ad ogni costo. Di lì a poco la brigata subisce un massiccio attacco da parte dei panzer tedeschi e dopo 24 ore di assedio, Charlie e i suoi uomini vengono catturati e fatti prigionieri.
Charlie viene condotto in presenza del generale Rommel e interrogato ma rifiuta di parlare e quindi, dopo essere stato liquidato, viene fatto salire su un aereo diretto in Italia, a Bari, e in seguito presso il campo di concentramento per prigionieri di guerra di Chieti (42.3479°N, 14.1636°E). Presso il campo Charlie ricopre la carica di Senior British Officer e a lui viene affidata l’organizzazione interna del campo e la gestione di molteplici mansioni. Dopo un anno, Charlie viene inviato a Nord presso il campo per prigionieri di guerra n.29 di Veano (44.8856°N, 9.6151°E) in provincia di Piacenza, ed è proprio mentre si trova in questa località che giunge la notizia dell’armistizio. Le porte del campo vengono spalancate e tutti i prigionieri possono evadere senza particolari problemi.
Charlie, insieme ad altri due ufficiali indiani, si dirige al porto di La Spezia (44.1025°N, 9.8241°E) credendo che in quel punto ci sarebbe stato uno sbarco da parte degli alleati ma, una volta realizzato che ciò non sarebbe mai avvenuto, decidono di tornare indietro verso le zone collinari.
All’inizio i tedeschi non erano organizzati, ma ben presto iniziarono a pattugliare tutte le strade principali. Mentre io e i miei amici stavamo salendo lungo un piccolo sentiero, abbiamo svoltato un angolo e ci siamo trovati davanti un contadino italiano. Ci siamo fermati di colpo, senza sapere cosa sarebbe successo, il contadino ci ha guardato e poi ha detto in inglese “Kut morning” e, dopo essere rimasti sorpresi da questo saluto, ha aggiunto “I hokey pokey man in Cardiff for many years” (Sono stato a Cardiff per molti anni).
In altre parole, il contadino che incontrano è stato un venditore di gelato italiano che ha vissuto per molti anni in Galles. L’uomo, il cui cognome è Cordoni, li conduce presso la sua fattoria dove Charlie e i suoi compagni trovano l’intera famiglia riunita che per l’occasione aveva organizzato una riunione collettiva al fine di decidere se fosse stato saggio e sicuro ospitare i tre prigionieri alleati in fuga.
Alcuni degli uomini non erano sicuri che fosse saggio darci rifugio, ma una donna anziana si fece avanti e mise fine a tutto ciò, disse a un uomo di salire su una collina e continuare a sorvegliare, a un altro di andare su un’altra collina e poi si rivolse a noi, che per caso indossavamo ancora l’uniforme kaki, dicendoci di seguirla in casa. Era una donna meravigliosa, piena di umanità, le guerre non significavano nulla per lei.
La donna accoglie in modo amorevole e premuroso i tre prigionieri in fuga e prepara loro del cibo senza minimamente prendere in considerazione il fatto che vi erano, da parte dei tedeschi, delle pesanti azioni di rappresaglia nei confronti degli italiani che avessero ospitato dei prigionieri alleati. Nei mesi successivi Charlie si stabilisce presso una capanna abitata da minatori di carbone, ricevendo cibo e assistenza dai contadini locali a cui occasionalmente si aggiunge la possibilità di mangiare e dormire presso la stessa fattoria.
Un giorno Charlie viene informato che in quella zona vi sono dei pattugliamenti tedeschi e per questo viene invitato a trasferirsi in una grotta situata in alto rispetto alla capanna e di rimanere all’interno per evitare di esporsi eccessivamente all’esterno.
Abbiamo osservato i tedeschi risalire il pendio e poi, senza preavviso, lanciare diverse bombe a mano nella capanna. Non era questa la mia idea di guerra, molto diversa dal mio trattamento dell’Afrika Korps.
Nello stesso periodo i partigiani della zona organizzano per lui un trasferimento durante la notte verso un albergo in fondo alla valle, all’interno del quale lui e i suoi compagni vengono condotti al piano superiore dove ad attenderli c’è un’atmosfera festante in quello che si scopre essere un ritrovo clandestino di antifascisti.
Le risate giù diventavano sempre più forti e ho sempre detto che quello è stato uno dei momenti peggiori. Il pericolo era che, mentre gli uomini iniziavano a bere vino e a vantarsi dell’inglese che stavano aiutando a fuggire, qualcuno al soldo dei tedeschi potesse tradirci.
Charlie teme che la situazione possa peggiorare ulteriormente quando si accorge dell’arrivo di un’automobile tedesca con all’interno alcuni militari germanici, i quali si posizionano in fondo alla stanza e poi chiudono la porta. Il pericolo è comunque presente anche all’uscita dell’albergo dal momento che la macchina su cui Charlie sta viaggiando è la stessa automobile che il gruppo ha sottratto ai tedeschi entrati nell’albergo. Ai numerosi posti di blocco tedeschi, gli uomini italiani del gruppo riferiscono che stanno conducendo l’auto per ordini germanici dal carrozziere di Piacenza per effettuare alcune riparazioni.
Arrivati a Piacenza (45.0526°N, 9.6937°E), a Charlie e ai suoi compagni vengono dati degli abiti civili e condotti verso un appartamento del centro.
Ci hanno dato da mangiare e da bere e poi ci hanno lasciato andare. Abbiamo scoperto che potevamo ascoltare la BBC. Era la prima volta che la ascoltavamo dopo oltre due anni, quindi ora sapevamo come stava andando la guerra. Siamo rimasti nell’appartamento tutto il giorno, poi la notte seguente abbiamo preso il treno del latte per Milano (45.4685°N, 9.1824°E). C’erano molti tedeschi in uniforme sulla banchina, gli italiani dicevano sempre che riuscivano a distinguere un inglese da un tedesco, perché avevano un portamento diverso. A questo punto ho sempre detto che tutta la questione della fuga è stata fortuna, pura fortuna.
Da Milano, Charlie riesce a salire sul treno diretto a Como (45.8064°N, 9.0852°E) dove viene indirizzato nuovamente presso un albergo locale in cui ad attenderli c’è un ragazzo adolescente di circa quindici anni a fargli da guida verso la frontiera svizzera. Dopo aver percorso gran parte del tragitto, per timore dei tedeschi, il ragazzo lascia che il gruppo prosegua da solo fino al confine dove Charlie e i suoi compagni vengono fermati e interrogati dalla sentinella svizzera sul posto. Accertatosi che si tratti di prigionieri alleati in fuga, e nel loro caso specifico ufficiali britannici, la guardia permette a Charlie e ai suoi compagni di valicare la frontiera attraverso i sentieri e i valichi impervi delle Alpi.
In Svizzera Charlie riceva la notizia che gli Statunitensi sono sbarcati a Marsiglia e per questo decide di dirigersi in Francia in treno per chiedere alle forze armate statunitensi la possibilità di salire a bordo di un loro aereo diretto nel Regno Unito.
Charlie sale sul volo diretto in Inghilterra e può finalmente ricongiungersi con sua moglie alla stazione di Bath dopo cinque anni senza che lei abbia mai avuto notizie precise su di lui, se non le notifiche ritardate che egli era presumibilmente disperso e successivamente che si trovava presso i campi di prigionia per militari alleati.
Campi legati a questa storia
Bibliografia/Fonti
Diario personale, British Library, Asian and African studies, riferimento IOR/L/MIL/14/16758