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Albert Edward Penny

Leading Seaman, JX/125054, Royal Navy, HM Submarine Oswald

Albert Edward Penny è un membro dell’equipaggio del sottomarino Oswald impegnato nelle operazioni militari britanniche nel Mediterraneo. Nella notte tra l’1 e il 2 agosto 1940, il sottomarino viene intercettato dal cacciatorpediniere italiano Ugolino Vivaldi e, dopo un breve scontro a fuoco, affondato; l’equipaggio è costretto a trascorrere alcune ore in mare prima di essere recuperato dallo stesso cacciatorpediniere.

I militari, tra cui Penny, dopo essere stati caricati a bordo e condotti come prigionieri di guerra a Taranto, vengono trattenuti presso l’ospedale militare locale per circa due giorni.

Successivamente, Penny è trasferito a Venezia, sull’isola di Poveglia, successivamente tradotto presso il PG 78 di Sulmona e infine al PG 68 di Vetralla, in provincia di Viterbo. È in quest’ultimo campo che il marinaio inizia a elaborare un piano di fuga. Ha intenzione di raggiungere la Città del Vaticano e chiedere aiuto.

Il 5 ottobre 1942 Penny mette in atto il suo progetto, che prevede l’aiuto di un complice italiano, conosciuto in località La Cura di Vetralla, durante i turni di lavoro all’esterno del campo.

Durante tutte queste ricerche ero diventato molto amico di uno degli idraulici che, vedendo che lavoravo sempre in camicia civile, mi suggeriva insistentemente di fuggire. Alla fine decisi che, se fosse stato affidabile, sarebbe stato un alleato molto prezioso, perché aveva una vecchia bicicletta che forse avrei potuto comprare con il mio orologio che lui desiderava molto.

Il piano di fuga di Penny prevede il travestimento in abiti civili e l’utilizzazione della bicicletta dell’idraulico italiano. Il giorno designato per la fuga, Penny si tinge i capelli con olio e fuliggine per mimetizzarsi meglio tra gli italiani. Ben presto, tuttavia, si accorge che la bicicletta fornitagli è diversa da quella promessa. Non avendo alternative, Penny intraprende comunque il suo viaggio.

Giunto all’esterno del campo, dopo aver superato i numerosi posti di blocco collocati lungo la via principale che conduce all’uscita, Penny prova finalmente una sensazione di sollievo:

Da quando avevo imboccato il viottolo, avevo incrociato numerosi soldati che tornavano all’accampamento; sulla collina, mi accorsi che erano ancora più numerosi, ma raggiunsi la cima senza essere scoperto e montai nuovamente in sella alla mia bicicletta. Una volta ripartito, mi è tornata la fiducia e, non appena ho superato la maggior parte dei soldati, mi sono fermato per accendere una sigaretta italiana. Arrivato a La Cura, mi sono messo a pedalare più veloce che potevo.

La strada da percorrere fino a Roma e alla Città del Vaticano è lunga e piena di posti di blocco. Penny ha previsto di fermarsi prima di ogni controllo, fingendo un malfunzionamento della bicicletta, e attendere di unirsi ad altri gruppi in bicicletta, evitando così di essere notato.

Dopo aver superato Sutri e aver attraversato un piccolo villaggio, salendo su una collina ripida, ho sentito l’esultanza dei bambini del villaggio e il rumore di un potente motore in funzione. Ho pensato che l’allegria dei bambini fosse per i soldati che mi stavano inseguendo. Da lì a Campagnano la strada si snodava in discesa, a zig zag, e prima che potessi individuare il posto di blocco, in realtà ci ero già finito in mezzo.

Nonostante tutto, Penny giunge infine a Roma. nell’ottobre del 1942, proseguendo senza problemi in direzione di Ponte Milvio, poi verso il Ponte Duca d’Aosta, ritrovandosi così al Foro Mussolini. Anche a Roma, per evitare di essere notato, si unisce ad un gruppo di ciclisti, ma si rende conto di aver superato il Vaticano quando scorge la cupola di San Pietro dalla quale si sta allontanando. Decide allora di cambiare strada, attraversare l’altra sponda del Tevere e proseguire in Borgo Santo Spirito. 

Sono arrivato al cancello di Santa Marta, ma ho scoperto che la maggior parte degli operai stava lasciando il Vaticano e così ho deciso che non era il momento di entrare come operaio, soprattutto perché quello che doveva sicuramente essere un poliziotto in borghese mi stava guardando con sospetto. Decisi che era meglio continuare a muovermi.

Penny rimane a osservare la situazione sul lato opposto della strada per circa venti minuti cercando di capire e studiare i movimenti delle persone, e in particolar modo di coloro che entrano in Vaticano in bicicletta. Avendo notato che i ciclisti che entrano non sono sottoposti a controlli molto scrupolosi, Penny decide di tentare la sorte dirigendosi a velocità elevata verso la porta d’ingresso, passando a fianco delle guardie e dei carabinieri che, ritenendolo un passante abituale, non lo fermano. 

Questo mi ha portato al garage, dove ho nascosto la mia bicicletta nel caso in cui ne avessi avuto bisogno di nuovo, mi sono tolto i fermagli di sicurezza, ho camminato con un piccolo taccuino in mano e, scrivendoci sopra, ho superato le sentinelle. Mi hanno assolutamente ignorato.

Dopo circa mezz’ora, Penny può finalmente fare il suo ingresso nello stato neutrale e mettersi alla ricerca di un ufficio che lo metta in contatto con l’ambasciata britannica presso lo Stato del Vaticano. Non sapendo dove recarsi né a chi rivolgersi per ottenere informazioni, Penny si finge sordomuto e scrive la sua richiesta su un bigliettino che mostra a uno degli operai del posto.

Fingendomi sordomuto, mi avvicinai all’operaio italiano dall’aspetto più pallido che stava lavorando da solo e scrissi sul mio taccuino ”Dov’è Delegazione Inglese?”. Mi ha indicato la delegazione, presso la quale mi sono consegnato al gendarme di guardia che era impossibile da superare. Ha telefonato al capo del suo dipartimento (il commendatore Belardo) che gli ha dato istruzioni sulla mia consegna al ministro britannico in attesa di accertamenti.

La posizione di Penny in Vaticano è profondamente incerta, dal momento che egli stesso dubita dell’autorità del Vaticano nei suoi rapporti con lo Stato italiano. Al fine di migliorare la propria posizione, l’ambasciatore britannico suggerisce di proporre uno scambio di prigionieri per agevolare i negoziati. Inoltre, Penny scrive una lettera al pontefice implorando il suo aiuto.

La proposta viene accettata e Penny, il quale inizialmente si trovava in condizioni simili a quelle di un prigioniero all’interno della delegazione britannica, può essere restituito al suo paese di appartenenza.

Ho avuto un’udienza privata con Sua Santità Papa Pio XII lunedì 28 dicembre. L’ho atteso nella Sala Tronetto dove mi ha impartito la benedizione. Conversando in inglese, cosa che gli riusciva abbastanza bene, mi ha detto che era molto contento di potermi incontrare e di darmi la sua benedizione. Mi ha anche regalato un rosario. Mi ha fatto alcune domande su mia moglie e sulla mia famiglia e poi è tornato personalmente a portare un altro rosario per mia moglie. Due giorni dopo ho ricevuto una sua fotografia autografata.

Penny lascia Roma il 3 gennaio 1943 e, dopo un transito a Palma de Mallorca raggiunge Lisbona in aereo, dove si imbarca per il Regno Unito. Rimpatria il 22 gennaio 1943.

Campi legati a questa storia

Bibliografia/Fonti

TNA, WO 208 3312/1038