Gli aiuti
Silvio e Armida Palma Cappelli
Il 6 aprile ’44, il villaggio di Tufo è circondato dal Corpo Speciale delle SS tedesche giunto in zona con l’obiettivo di rintracciare e arrestare i tanti prigionieri di guerra nascosti nelle vicinanze.
Silvio e Armida, genitori di tre bambini piccoli -Giovanni, Viviana, Rosina- ospitano nella propria casa, già da alcuni mesi, il sottufficiale indiano J. Moffat e altri tre militari, collaborando con altre famiglie del luogo nella gestione quotidiana di altri soldati alleati presenti nei paraggi.
Quando i tedeschi giungono presso Tufo, sorprendono Armida, appena fuori dall’abitato, a gesticolare, forse con l’obiettivo di aiutare alcuni prigionieri a raggiungere il vicino bosco. Sparano immediatamente alla donna, che muore sul colpo.
Silvio, che nel frattempo ha raggiunto una baracca vicina per avvisare del pericolo alcuni soldati che vi hanno trovato rifugio, venuto a sapere dell’uccisione della moglie, si scaglia contro un militare tedesco, cercando di disarmarlo. Dopo una breve lotta, riesce a prendere l’arma, ma viene subito colpito a morte da un suo commilitone[1].
È presente anche Domenico, padre dell’uomo che, nonostante l’ età avanzata, raccoglie un fucile, ma non ha il tempo di sparare, perché i tedeschi lo disarmano, per poi picchiarlo e trasferirlo in carcere a L’Aquila; è in seguito liberato dagli Alleati.
I tre figli minorenni di Silvio e Armida, rimasti orfani, sono in seguito affidati alla cura del nonno e dello zio materno. Nel corso dell’operazione i tedeschi riescono a ricatturare nove prigionieri.
Note:
[1] L’episodio è stato censito anche all’interno dell’Atlante delle Stragi nazifasciste (con una diversa indicazione di data (novembre 1943) . L’uccisione dei due coniugi è stata ricondotta a “rappresaglia per aver violato il coprifuoco”, non si fa cenno alla loro attività di coadiuvanti, che pur emerge nelle carte dell’ASC.
Dati
Gruppo famigliare: Coniugi famiglia Palma Cappelli