Gli aiuti
Palmira Giuliacci
È l’amico di famiglia Pier Vittori, ricercato dalle SS tedesche per aver ospitato in casa alcuni militari inglesi, a rivolgersi a Palmira e Rosa in cerca di aiuto: «venne a casa nostra portando con sé due prigionieri inglesi: erano John e Michael. Per cinque o sei giorni restammo tutti insieme, ma in seguito trovammo un buon posto per il signor Vittori e John».
Michael rimane invece presso la casa di Palmira a Roma. La donna descrive in questi termini quanto fatto per il soldato:
Facemmo di tutto per garantirgli un’esistenza dignitosa, ma il cibo era la nostra preoccupazione maggiore; eravamo costretti a comprare al mercato nero, come farina, uova che Michael preferiva a qualsiasi altra cosa, vitello, l’unica carne che Michael mangiava, e un litro di vino al giorno; in questo modo arrivammo a spendere più di 150 lire al giorno. Ma accettammo volentieri ogni sacrificio e ogni rischio perché, nascondendo Michael, facevamo il nostro dovere di veri patrioti italiani; vedevamo in questo giovane soldato alleato un simbolo di libertà, nella sua cortese gentilezza, una promessa per un futuro migliore, e se avessimo potuto fare, avremmo fatto volentieri di più per lui. Quattro mesi trascorsero così, quattro lunghi mesi trascorsi nell’ansia e nella paura, poiché anche gli uomini della nostra famiglia appartenevano alle organizzazioni clandestine, ma questi giorni difficili sono ormai passati e la liberazione è arrivata, e con la libertà l’inizio di una nuova vita. Michael, dopo essersi presentato al Comando, è tornato a casa nostra e può testimoniare quanto abbiamo detto.
Palmira chiede alla Commissione Alleata che il figlio Martino, di ventuno anni, disoccupato e attivo nella lotta contro i nazi-fascisti possa essere aiutato a trovare un impiego.
Dati
Gruppo famigliare: Rosa (sorella), Martino Ancona (figlio)