Gli aiuti
Nazareno Bardini
Le attività di assistenza di Nazareno ebbero inizio nei giorni immediatamente successivi all’Armistizio e sono documentate da numerose note di testimonianza e di gratitudine lasciate dai soldati salvati, che lo descrivevano come «leale alla causa alleata».
Ho contribuito con tutto ciò che mi era possibile dando loro il fabbisogno. […] Ho tenuto i collegamenti tra i vari gruppi di prigionieri e, inoltre, nel periodo dei rastrellamenti, li ho guidati in posti sicuri in montagna. Non ho ricevuto denaro da nessuno, solo del tabacco che poi distribuivo agli altri di passaggio.
Nell’aprile del 1944, i prigionieri di cui si stava prendendo cura vennero nuovamente catturati. Nazareno stesso, immobilizzato all’interno di una capanna, fu ripetutamente colpito dai soldati tedeschi con il calcio di un fucile. In seguito venne rilasciato e continuò le sue attività di assistenza fino alla fine della guerra. Suo fratello Umberto collaborò con lui.
Nazareno e suo fratello Umberto non richiesero alcun compenso monetario alla Commissione Alleata, ma chiesero invece un certificato che mettesse in evidenza i loro sforzi patriottici. Nazareno espresse inoltre il desiderio di tornare a vivere con il fratello in Libia, dove aveva trascorso dieci anni, poiché la loro casa a Subiaco era stata gravemente danneggiata.
Dati
Gruppo famigliare: Umberto (fratello)