Gli aiuti
Modesto Damiani
Modesto, domiciliato a Lucignana, si impegna in prima persona nell’aiuto ai prigionieri alleati che raggiungono in quei mesi il piccolo borgo toscano, molti dei quali provenienti dal PG. 49 di Fontanellato. Sette soldati decidono di rimanere con lui per parecchi mesi, fino alla notte tra il 22 e il 23 febbraio 44: «quella notte, a causa dell’opera di alcune spie, un intero gruppo di Camicie Nere ha circondato la mia casa e le immediate vicinanze con l’obiettivo di catturare me e qualsiasi prigioniero alleato». «That night, thanks to specific information provided by spies who have not been identified, a whole troop of Black Shirts surrounded my house and the immediate vicinity with the aim of capturing me and any Allied prisoners found in the house»
L’uomo riesce, tuttavia, a mettersi in salvo, fuggendo giù dal tetto e, dopo essersi arrampicato su un albero, a scavalcare il muro del giardino e a fuggire via. Raggiunge così il luogo dove sono alloggiati i prigionieri, dando loro la possibilità di mettersi in salvo.
Inutile qui descrivere quanto fossi agitato, pensando da un lato a cosa sarebbe potuto accadere ai prigionieri che desideravo salvare con ogni mezzo possibile (e che ho salvato) e, dall’altro, a cosa sarebbe potuto accadere a me, ai miei parenti e alla mia casa se fossi stato catturato. «It is unnecessary here to spell out how agitated I was, thinking on the one hand of what might befall the prisoners whom I wished to save by any means possible (and whom I did save) and, on the other hand, of what might happen to me, my relatives and my house if I were captured».
Il padre anziano e il figlio di dieci anni, che abitano con lui, sono più volte interrogati e intimiditi con una pistola affinché rivelino dove è fuggito. Neppure loro sanno, tuttavia, quale direzione abbia preso l’uomo.
Lo stesso accade alla sorella di Modesto, che abita nei paraggi. Entrambe le case sono saccheggiate. Prima di allontanarsi i fascisti annunciano ai familiari che l’uomo è stato catturato. Si tratta di una falsità che li lascia nello sconforto.
Dopo l’accaduto, Modesto decide di cercare un nascondiglio più sicuro per i prigionieri rimasti, trasferendoli sulle alture attorno a Lucignana, dove può contare sulla collaborazione di alcuni locali, ai quali si impegna a rimborsare qualsiasi spesa sostenuta. Fino alla liberazione della zona, continua ad aiutare i militari alleati, fornendo loro pane, vino, vestiti, sigarette e quanto altro necessario.
Non desidera avere rimborsi per la sua opera di soccorso «perché ho semplicemente fatto il mio dovere. Tuttavia, chiedo vivamente che tutto ciò venga tenuto in considerazione e che mi venga concesso il permesso necessario per produrre e vendere gelati al pubblico»
