Gli aiuti
Luigi Sperduti
Luigi, pescatore, padre di quattro figli e convinto antifascista, subito dopo’8 settembre 1943, agli ordini del Maggiore Macchi, probabilmente per conto dell’IS9, si occupa di traghettare a Sud i prigionieri alleati.
L’uomo parte il 10 ottobre 1943 da Roseto con la sua barca per attraversare la linea del fronte e raggiungere Termoli. All’inizio di novembre 1943, mentre l’imbarcazione sta tornando a Roseto, è costretta da una tempesta ad avvicinarsi alla costa, dove i tedeschi la bombardano. L’equipaggio, e lo stesso Luigi, si salvano miracolosamente. L’uomo riparte in direzione Bari il 17 gennaio 1944.
Da allora la famiglia non ha più sue notizie. Il Maggiore Macchi, dopo la liberazione, racconta alla famiglia che il 23 aprile 1944 Luigi era partito con la sua barca per un’altra missione di salvataggio, da cui, tuttavia, non aveva fatto ritorno. L’uomo è in seguito dichiarato morto.
La vedova del pescatore, Assunta, scrive alla Commissione Alleata per ricevere un aiuto economico. Oltre al marito ha infatti perso anche la barca, di proprietà della famiglia:
La sottoscritta ha cinque figli, uno dei quali è soldato, gli altri sono minorenni e devono essere assistiti. Si trova in pessime condizioni economiche. Pertanto si rivolge a voi e vi chiede di prendere in attenta considerazione il suo caso e di aiutare lei e la sua famiglia. È la famiglia di un uomo che ha perso la vita per servire la causa della libertà. Tanto più perché, oltre ai sacrifici morali, ha subito danni materiali per un valore di 350.000 lire, tra cui la perdita della nave R.G.