Gli aiuti
Guglielmina Petrelli
Guglielmina, di professione parrucchiera, ha, alla data dell’Armistizio, diciannove anni e, nonostante la giovane età, dimostra di avere grande coraggio. La ragazza, assieme alla sua famiglia, si occupa di alcuni prigionieri alleati nascosti in zona, portando loro cibo e altri beni di prima necessità.
Un giorno, mentre è in paese, si trova a passare nel luogo in cui alcuni fascisti stanno arrestando i militari alleati Ford e Webster. La donna interviene chiedendo a gran voce che i prigionieri vengano rilasciati: il suo gesto serve a distrarre i fascisti, permettendo ai due soldati di correre via. La loro fuga, tuttavia, è breve: i militi aprono il fuoco e, nonostante il sergente Ford abbia posto le mani in alto in segno di resa, viene colpito e ucciso.
Guglielmina interviene ancora e, per evitare che anche l’altro soldato presente venga colpito, si frappone tra i militi fascisti e l’uomo, venendo così colpita al suo posto. Il suo gesto di coraggio e altruismo permette a Webster di fuggire via.
Guglielmina, colpita in modo serio a una gamba, rimane per quasi due mesi in ospedale. Anche durante la successiva convalescenza, continua ad aiutare i prigionieri che transitano nella zona assieme alla sua famiglia.
Nel dopoguerra la donna non ha presentato alcuna domanda di rimborso alla Commissione Alleata. È stato proprio l’ex prigioniero Webster, tornato in patria, a testimoniare circa il suo gesto di eroismo e a far sì che la Commissione stessa aprisse una istanza a suo nome.
La donna ha ottenuto un rimborso per la permanente disabilità che il ferimento le ha provocato; le è stata inoltre assegnata (mai in realtà mai consegnata) una King’s Medal for Courage in the Cause of Freedom: «Per il coraggio, l’eroismo e l’assistenza prestata con continuità e senza cura del pericolo in cui incorreva».
Dati
Gruppo famigliare: famiglia Pretelli