Gli aiuti
Giuseppina Silvi
È il padre di Giuseppina a offrire soccorso e ospitalità, subito dopo l’8 settembre, a un gruppo di dodici prigionieri sudafricani che si aggira nella zona. Gli uomini sono inizialmente alloggiati in una capanna nei pressi dell’abitazione della famiglia; poi, quando alcuni di loro si ammalano, Giuseppina e il padre li trasferiscono in casa. Sei soldati vi rimangono fino al 15 novembre 1943. Quel giorno l’abitazione dei Silvi è perquisita da fascisti di zona: tutti i prigionieri presenti sono arrestati assieme a Giuseppina che, per proteggere il genitore, dichiara di aver soccorso gli uomini da sola.
La donna, portata via dalla propria abitazione, è rinchiusa presso il carcere di Perugia. La casa della famiglia Silvi è saccheggiata e resa inagibile. La donna è sottoposta a processo: dopo un’iniziale condanna a morte, tuttavia, la pena è poi commutata in “carcere a vita”.
Nei mesi di prigionia, Giuseppina è sottoposta a interrogatori e torture, che compromettono gravemente la sua salute. Dopo otto mesi di prigionia, il 19 giugno ’44 è liberata alla vigilia della sua deportazione in Germania, e consegnata alla Croce rossa internazionale.
La Commissione Alleata ha giudicato Giuseppina meritevole di una King’s Medal per il coraggio dimostrato:
La Signorina Giuseppina Silvi ha iniziato ad aiutare i prigionieri di guerra alleati evasi subito dopo l’armistizio. Aiutata da suo padre, diede rifugio, vitto e alloggio ad almeno dodici fuggitivi per periodi che andavano da pochi giorni a due mesi, fornendo loro vestiti e facendo tutto ciò che era in suo potere per garantire la loro sicurezza e il loro benessere […] Per queste attività, la Signorina Silvi fu arrestata il 16 novembre 1943, con sei fuggitivi che furono trovati nella sua casa. […] La Signorina Silvi ha anteposto il lavoro per la causa alleata alla propria sicurezza; è grazie al suo coraggio, alla sua iniziativa e alla sua forza d’animo che molti fuggitivi alleati sono riusciti a riconquistare la loro libertà.
Dati
Gruppo famigliare: Giovanni [o Giuseppe] (padre)