Gli aiuti
Giovanni Zulian
Giovanni, contadino, abita a Marano assieme alla moglie Agata e alla giovane figlia.
La nostra abitazione, una casa di campagna molto povera, è stata per mesi un rifugio sicuro per diversi prigionieri di guerra alleati fuggiti dai campi di concentramento, che vagavano per i nostri campi in cerca di cibo e riparo. Nonostante la famiglia fosse molto povera, i Pow furono sempre accolti amichevolmente, ricevendo cibo e protezione, sebbene corressimo grande pericolo nell’aiutarli.
La mattina del 17 dicembre 1943 Marano è interessata da un’operazione di rastrellamento condotta da reparti tedeschi e mongoli. La casa della famiglia Zulian è perquisita alla ricerca di prigionieri. In quel momento il soldato neozelandese che abita con loro è a lavoro nei campi, ma appena viene a sapere dell’arrivo dei tedeschi torna in casa per nascondersi, venendo però riconosciuto e catturato. Anche Giovanni è arrestato con l’accusa di fornire assistenza ai militari nemici in fuga.
Nel corso del rastrellamento, tutti gli uomini del paese sono trasferiti all’interno della locale pescheria e trattenuti come ostaggi. Gli inglesi catturati, Giovanni, e un altro uomo, Antonio Corso, trovato in possesso di fucile detenuto illegalmente sono poi trasferiti verso altra destinazione:
Mio marito e il signor Corso furono brutalmente costretti a salire a bordo di un camion tedesco, ci dissero che i due uomini dovevano essere portati a Palmanova. Pensavamo che sarebbero stati processati secondo la legge. Invece, nei pressi di Carlino (Pian di Nogar), fu chiesto loro di scendere dal camion, furono spinti a calci in un cespuglio vicino e obbligati a scavare la fossa. Si rifiutarono di farlo e implorarono pietà, ma i tedeschi li uccisero a colpi di pistola e poi gettarono i loro corpi in una piccola buca, senza nemmeno coprirli con sufficiente terra.
Dati
Gruppo famigliare: Agata Savorgan (moglie)