Gli aiuti
Giacomo Ferrero
Il 12 settembre 1943 i due prigionieri Thomas e Patrick, fuggiti dal PG. 112 di Torino, si rifugiano nella zona di Busano. Giacomo li invita subito nella sua casa per dare loro tutto l’aiuto possibile. Offre loro cibo e abiti puliti: «Furono subito i benvenuti in famiglia -io, mia moglie e i miei sei figli -come se fossero miei fratelli».
Nonostante sia rischioso, i due militari rimangono nella casa di Giacomo per quasi cinque mesi e durante la permanenza cercano di contraccambiare la generosa ospitalità ricevuta collaborando nelle faccende domestiche e nel fare legna per il fuoco.
Posso affermare, in tutta sincerità, che la mia famiglia era realmente affezionata a quei due giovani lontani dalle loro famiglie.
Nel gennaio ’44, d’accordo con il capo partigiano Gino Barbieri, i due militari sono trasferiti in montagna.
La partenza di questi due uomini, trattati per lunghi mesi come miei parenti, provocò in noi un profondo rammarico.
Prima che vadano via i due fuggitivi sono riforniti di cibo e abiti. Qualche mese dopo la loro partenza, Giacomo sale in montagna per far loro visita. Nel mese di maggio, Thomas e Patrick, tornano presso la casa della famiglia Ferrero per un “addio” prima di allontanarsi definitivamente dalla zona.
Quando nel giugno 1945 Giacomo risponde all’appello lanciato dall’Allied Screening Commission, chiede di poter aver notizie dei due uomini:
Io e la mia famiglia vorremmo avere loro notizie perché, come ho già detto, i due giovani ci erano cari come se fossero stati i nostri ragazzi