Gli aiuti

Gasperino e Rodolfo Fiadino

Rodolfo (sinistra) e Gasperino Fiadino (Fonte: “Amici di Capracotta”)

 Subito dopo l’8 settembre 1943, il sergente neozelandese Francis “Bill” Parker, prigioniero presso il PG. 78 di Sulmona, assieme a un piccolo gruppo di militari connazionali, evade dal campo con l’obiettivo di raggiungere le linee alleate. I fuggiaschi si muovono attraverso le montagne, raggiungendo il paese di Capracotta, situato tra le linee difensive tedesche Barbara e Bernhardt.

Fin da subito i prigionieri vengono accolti da Alberto, Rodolfo e Gasperino Fiadino, tre fratelli che, con le rispettive famiglie, vivono in una masseria nelle vicinanze del piccolo borgo molisano. In paese, poi, Parker, incontra Pia Yaselli e la figlia Diana: le due donne, assieme ai Fiadino, diventano i loro principali coadiuvanti.

I militari si sistemano fuori dall’abitato. Uno di loro viene nascosto presso la casa dei Fiadino, gli altri occupano l’eremo di San Luca, una grotta immersa nella vegetazione. Parker è solito raggiungere il paese una o due volte alla settimana per avere notizie, tramite la signora Yaselli, circa l’avanzata degli alleati, mentre le donne della famiglia Fiadino portano loro abiti puliti, cibo, sigarette.

In una lunga lettera alla Commissione Alleata il sergente neozelandese racconta:

In seguito, i tedeschi presero il controllo del paese, dopo la caduta di Campobasso nel settore canadese. Il giorno in cui arrivarono i tedeschi, acquartierarono i loro ufficiali presso la signora Yasselli, e lei aspettò davanti a una porta, in cantina, dove di solito andavamo, per salvarci dalla cattura. I fratelli Fiadino vennero in seguito da noi con i muli e ci aiutarono a trasportare il nostro equipaggiamento oltre la montagna, in una capanna di pastori in disuso a circa un miglio da casa loro, su per una montagna ripida. Dico che questa era una montagna ripida perché voglio ricordarvi le difficoltà che queste persone hanno dovuto affrontare per aiutarci. 

Tra la fine di ottobre e la prima metà di novembre 1943, il paese di Capracotta è luogo di alcune violenze sui civili. Nelle settimane precedenti, i tedeschi effettuano requisizioni di derrate alimentari e di bestiame in tutta l’area, nonché rastrellamenti di uomini abili al lavoro da utilizzare come manodopera per l’allestimento delle linee difensive.  Il 30 ottobre, un’ordinanza di Kesselring stabilisce lo sfollamento di tutti i centri abitati situati sulla linea del fiume Sangro. È inoltre prevista la pena di morte per coloro i quali avessero aiutato i prigionieri alleati evasi dal vicino campo di concentramento di Sulmona: 

Scrive ancora il sergente Parker:

Un giorno vennero da noi un Padre inglese, un sergente inglese, due ufficiali dell’aeronautica americana e due civili che – ci disse il religioso – avrebbero dovuto guidarli attraverso le nostre linee. Uno di questi civili era storpio. Un amico di quest’uomo disse che era malato, così i fratelli Fiadino lo portarono da loro. Il giorno dopo, il gruppo ci lasciò e la cosiddetta guida promise di tornare a prenderci se fosse riuscita a tornare sana e salva. Tornò sì sana e salva, ma portò con sé una pattuglia tedesca.

Ricorda Pia Yaselli, come i Fratelli Fiadino, raggiunti nella propria casa dalla spia che aveva dato indicazioni ai tedeschi, avessero più volte affermato di non sapere nulla dei militari alleati. Messi, tuttavia, alle strette, erano stati costretti ad accompagnare la pattuglia presso il nascondiglio e lì, sperando di mettere in allerta gli uomini che dormivano ancora, avevano tentato in tutti i modi di “prendere tempo”, girando nei dintorni, facendo rumori, fingendo di non ricordare il luogo esatto.

Mentre i prigionieri ricatturati sono inviati in Germania, i tre fratelli sono processati in modo frettoloso da un tribunale militare istituito presso il comando tedesco di Villa Canale e condannati a morte. Alberto, il più anziano, riesce a fuggire saltando fuori dall’automezzo che lo riporta a Capracotta scampando, così, alla morte. Gli altri due, Gasperino e Rodolfo, sono fucilati il 4 novembre 1943 in località “Sotto al monte” alla presenza del parroco del paese.

Nel 1999, il neozelandese, Francis “Bill” Parker, ormai ottantenne, è tornato a Capracotta per manifestare la propria riconoscenza. Da allora, ogni 4 novembre, ricorrenza dell’uccisione dei due fratelli, una bandiera della Nuova Zelanda è esposta sulla facciata del Municipio di Capracotta in loro memoria.

Dati

Gruppo famigliare: Alberto (fratello)

Luogo:
Capracotta
Provincia:
Isernia
Regione:
Molise
Assistenza prestata:
Ospitalità, cibo
Prigionieri aiutati:
Sgt F. Parker-Anti Tank Platoon 19th Battalion-2nd New Zelanad Expeditionary Force (NZEF), Cpt. Harry Gibson-25th Battalion NZEF - , Pte. J. De Malmanche- 25th Battalion NZEF, F. Huatu-25th Battalion NZEF, M.Signal-25th Battalion NZEF, H.King-25th Battalion NZEF, J. Fletcher- Fioki (?) Ambulance
Data inizio:
settembre 1943
Data fine:
4 novembre 1943 (uccisione)
Altri aiutanti coinvolti:
Pia e Diana Yaselli
Bibliografia:
E. Di Nucci, L’eccidio dei fratelli Fiadino. Capracotta, 4 novembre 1943, Tra le righe libri, Lucca, 2023.
Fonti archivistiche:
NARA, Records of Allied Operational and Occupation Headquarters, World War II Claim, Series (RG. 331): Approved Death Claims Claim “Venditti Vittoria (Vedova Rodolfo Fiadino)” - 46.830D.

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