Gli aiuti

Eugenio e Silvia Elfer

Eugenio Elfer (Fonte: CDEC)

Eugenio Elfer  [Nino] nasce nel 1920, si laurea giovanissimo in Scienze Politiche; la sorella Silvia, di tre anni più piccola, è una pianista di talento. Si tratta di due giovani brillanti e promettenti, figli dei triestini Antonio ed Elisabetta Deutsch. La famiglia si trasferisce a Roma prima del 1938. 

Nei giorni della tentata difesa della capitale dai tedeschi, appena dopo l’armistizio, Eugenio si attrezza per il trasporto di armi e viveri ai combattenti di Porta San Paolo. E’ uno dei sette ebrei che partecipa a quella disperata battaglia. In seguito all’occupazione della città, la famiglia si trasferisce per motivi di sicurezza a Corvaro, nei pressi di Rieti, al confine con l’Abruzzo. 

Qui Nino e la sorella si aggregano al Raggruppamento partigiano Gran Sasso, e collaborano con l’VIII armata inglese: «iniziando così la propria opera di fratellanza, nascondendo nelle montagne e nelle caverne, centinaia di prigionieri alleati. Per molti mesi si prodigano nell’aiutarli con viveri, medicinali, denari e indumenti, non risparmiandosi ed esponendo continuamente la loro vita alle persecuzioni dei nazifascisti che seguono le loro tracce». 

Silvia Elfer (Fonte: CDEC)

Frank Roberts, dell’esercito inglese che beneficia del loro aiuto, racconta come gli Elfer avessero organizzato il soccorso per almeno un centinaio di militari; mentre Willson Lloyd ricorda come i giovani abbiano più volte rifiutato ricompense o rimborsi che pur gli venivano offerti.

Nino, in particolare, non solo si prodiga nell’assistenza materiale agli evasi, ma funge anche da guida. Racconta in tal senso la madre: «fin dall’ottobre 1943 aveva creato nell’Abruzzo un’organizzazione per avviare man mano i prigionieri alleati sbandati verso le linee alleate; già da allora egli era in contatto con comando alleato a mezzo di una radio trasmittente che gli era stata appunto messa a disposizione». A metà ottobre il giovane accompagna un gruppo di ufficiali fino al fiume Sangro (tra i soldati c’è anche un certo generale Thomson dell’esercito indiano britannico) . Qui, tuttavia, il gruppo è intercettato dai tedeschi che aprono il fuoco: un soldato muore, un altro è ferito. Nino, tuttavia, riesce a mettere in salvo gli altri uomini nascondendoli in una caverna. Per il suo coraggio  -riferisce la madre – è nominato dallo stesso Thomson «tenente dell’esercito inglese».

Il 16 novembre 1943, un’unità della Gestapo proveniente da Roma, circonda il villaggio di Corvaro in cerca della famiglia Elfer e di alcuni prigionieri evasi. Grazie all’aiuto e alla lealtà della popolazione del luogo, tuttavia, gli Elfer non vengono catturati, anche se sono costretti più a volte a cambiare nascondiglio: «facendo vita di bestie perseguitate».

Il Maggiore Leslie Young, fuggito dal PG. 49 di Fontanellato, giunto a Corvaro nel dicembre 1943, ricorda come i fratelli Elfer lo avessero rifornito di abiti, stivali e una somma di 10.000 lire. Colpito da polmonite era stato nascosto in una capanna usata dai pastori del luogo e curato fino alla completa guarigione.

Dopo lo sbarco degli alleati ad Anzio, nel gennaio 1944, Eugenio e Silvia, assieme al conte Carlo Tevini [o Trevini], scortano un gruppo -che comprende gli stessi Young e Gatenby- fino alle linee alleate.

Come racconta nel suo resoconto il Capitano Gatenby, nella notte tra il 5 e 6 febbraio, mentre avanzano sotto la neve, sferzati da un vento gelido, sono presi di mira da una mitragliatrice tedesca che li sorprende mentre attraversano a carponi un campo minato tedesco, Tevini è ferito, di Nino non si hanno più notizie. Tutti sperano sia fuggito, è invece stato colpito a morte. 

Il gruppo prosegue a carponi e mentre raggiunge la fine di un campo minato americano si trova di nuovo sotto attacco: questa volta è Silvia a essere raggiunta da un colpo alla gola. Young e Gatenby urlano in inglese per dimostrare di non essere nemici. Il fuoco finalmente cessa: la ragazza e Gatenby, ferito a un braccio, sono trasportati presso un vicino ospedale da campo; la giovane, in gravi condizioni, muore poco dopo.

 

Antonio Elfer, padre dei due ragazzi, si spegne distrutto dal dolore pochi mesi quei tragici eventi. 

Elisabetta, la madre, è invece aiutata dalla Commissione Alleata a rintracciare i resti di Nino ancora dispersi. Il giovane è stato sepolto presso Borgo Padigora (Latina), dove risulta deceduto il 5 febbraio 1944 in seguito ad «azioni di guerra». 

La donna, a cui è stata riconosciuta dalla Commissione Alleata una ricompensa di 450.000 lire, ha deciso in seguito di devolvere l’intera somma alla Fondazione per gli orfani di guerra in ricordo dei suoi figli. Alla memoria di Eugenio e Silvia Elfer è stata concessa la medaglia garibaldina e il King’s Commendation.  

Dati

Gruppo famigliare: famiglia Elfer

Data di nascita:
Eugenio (23/09/1920), Silvia (23/06/1923)
Luogo:
Corvaro (Borgorose)
Provincia:
Rieti
Regione:
Lazio
Assistenza prestata:
Ricerca di nascondigli, assistenza nel trasferimento, cure mediche, abiti, cibo
Prigionieri aiutati:
Cpt. Frank Roberts-Royal Army, Cpt. V. Willson Lloyd, Major Leslie Young-British Army, Cpt. Charlie Gatenby-New Zealand Army. Altri prigionieri non identificati.
Data inizio:
Ottobre 1943
Data fine:
05-06 febbraio 1944 (uccisione)
Altri aiutanti coinvolti:
Carlo Tevini [o Trevini]
Bibliografia:
B. G. Lett, Italy’s Outstanding courage. The Story of a Secret Civilian Army in World War Two, Independently published, 2020 - Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC) – Resistenti ebrei d’Italia, progetto e testi a cura di Liliana Picciotto: https://resistentiebrei.cdec.it/storie/silvia-ed-eugenio-elfer/
Fonti archivistiche:
NARA, Records of Allied Operational and Occupation Headquarters, World War II Claim, Series (RG. 331): Approved Death Claims Claim “Elisabetta Deutsch Elfer” n° 62.474D.

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