Gli aiuti

Don Giuseppe Beotti

Don Giuseppe, 31 anni, è parroco di Sidolo, una piccola frazione montana del comune di Bardi; subito dopo l’armistizio si distingue per l’aiuto costante che offre a quanti -ebrei, prigionieri, feriti- bussano alla sua porta.

Uno dei primi soldati in fuga a giungere in zona è il capitano Ballantyne, fuggito da un campo limitrofo [probabilmente il PG. 49 di Fontanellato] subito dopo l’8 settembre. Don Giuseppe lo accoglie presso la canonica offrendogli cibo, abiti e una piccola somma di denaro. Nel mese di novembre, il militare si allontana da Sidolo nel tentativo di raggiungere il fronte, ma viste le difficoltà incontrate, vi ritorna poco dopo in compagnia di altri due soldati in fuga [il Cpt. Houghton e il Lte. Lewis Heath]. I tre decidono di trascorrere l’inverno nei paraggi. Don Giuseppe se ne prende cura e li mette in contatto con il boscaiolo Bartolomeo Vaccari, che li aiuta nella costruzione di una capanna presso cui trascorrere i mesi più freddi.

Nel resoconto destinato alla Commissione Alleata Ballantyne scrive:

Don Giuseppe ci ha assistiti con cibo e altri beni di prima necessità e ha reperito altri viveri da diversi suoi parrocchiani. Quando il capitano Houghton si ammalò, don Giuseppe fornì medicine e assistenza medica. I rischi erano molti nella zona in quel periodo, e le informazioni circolavano, anche a causa delle ricompense che fascisti e tedeschi offrivano al fine di ricatturare i prigionieri.

Nella primavera del ‘44 Ballantyne si unisce a un gruppo di partigiani.

Anche il colonnello G. De Bruyne, che transita in zona nel giugno del ’44, è indirizzato verso la canonica di Don Beotti:

Ho sentito molto parlare del buon lavoro di Don Beotti nell’aiutarci. Nonostante la sua estrema povertà, di cui posso fornire testimonianza, non lesinava vestiti e cibo a chi ne aveva bisogno. Ho sentito dire che diede i suoi stivali migliori, scambiandoli con un paio di altre calzature ormai logore.

Tra il 10 e l’11 luglio 1944, a Pelosa, nei pressi di Bedonia, nel corso di alcuni scontri, perdono la vita settanta soldati tedeschi. Per rappresaglia, i paesi vicini vengono distrutti e sono compiuti rastrellamenti in tutta la zona. Tra il 19 e il 20 luglio i tedeschi raggiungo anche Sidolo. L’ufficiale De Bruyne, ancora in zona, così come altri prigionieri, si allontanano dal villaggio, rifugiandosi sulle montagne. Don Giuseppe, pur invitato ad allontanarsi, sente che è suo dovere rimanere in paese: «Era in linea con il carattere nobile di questo sacerdote coraggioso e gentile scegliere di restare nella speranza di salvare il suo villaggio e offrire la sua vita, se necessario, per raggiungere questo obiettivo».

Pare che il parroco avesse apposto, sul tetto del campanile, una bandiera bianca per indicare che il villaggio fosse in posizione di resa e che non vi operassero partigiani; un segno probabilmente malinteso dai tedeschi, che lo interpretano invece come un gesto di sfida.

Don Beotti trascorre la notte in preghiera assieme al seminarista Italo Subacchi e al parroco di Porcigatone, don Francesco Delnevo, che avevano cercato rifugio nella sua canonica. I tre sono fucilati assieme. Ballantyne racconta come Don Giuseppe sia stato colpito davanti alla sua chiesa, con l’accusa di essere un “ribelle, amico degli inglesi”.

Nel dopoguerra alcuni dei prigionieri aiutati dal religioso scrivono alla Commissione Alleata per richiedere che alla poverissima famiglia del religioso venga riconosciuto un indennizzo. Questa la testimonianza di De Bruyne :

La madre e la sorella di Don Beotti, che dipendevano interamente da lui, sono indigenti e senza mezzi. È possibile che l’AMG o la Commissione Alleata forniscano loro assistenza? Sento una fortissima responsabilità personale in questo caso, poiché sono convinto di dovere a quest’uomo il fatto di non essere stato ricatturato o ucciso e che abbia trovato la morte a causa dell’assistenza che ha fornito a me e ad altri ufficiali britannici.

Dati

Data di nascita:
26/08/1912
Luogo:
Sidolo (Bardi)
Provincia:
Parma
Regione:
Emilia Romaga
Assistenza prestata:
Ospitalità, cibo, cure mediche, denaro, assistenza nei trasferimenti
Prigionieri aiutati:
Pte. J.A.Ballantyne-21 Armd. Brigade, Cpt. H.Houghton-Ramc, Lte. F.R.Lewis Heat, Lte Col. G. De Bruyne-King’s Royal Rifle, altri prigionieri non identificati
Data inizio:
settembre 1943
Data fine:
20 luglio 1944 (uccisione)
Altri aiutanti coinvolti:
Bartolomeo Vaccari - Don Nino Rolleri (parroco di Villora di Varsi)
Bibliografia:
B. G. Lett, Italy’s Outstanding courage. The Story of a Secret Civilian Army in World War Two, Independently published, 2020, pp. 118-120.
Fonti archivistiche:
NARA, Records of Allied Operational and Occupation Headquarters, World War II Claim, Series (RG. 331): Approved Death Claims Claim “Beotti Emilio [father of Don Giuseppe] ” n° 64.566D.

La storia di Don Giuseppe Beotti