Gli aiuti
Bruno Balzarini
Bruno Balzarini, 43 anni, coniugato con due figli piccoli, di professione commerciante, è uno dei coadiuvanti che ruota attorno al Comitato Centrale di Liberazione, gruppo costituito dall’ex prigioniero australiano John Desmond Peck, con diramazioni in tutta l’Italia settentrionale, che opera con l’obiettivo di effettuare trasferimenti di ex prigionieri verso la Svizzera.
L’uomo, spesso in viaggio per lavoro, è coinvolto nel soccorso di militari alleati per circa quattro mesi.
Viene arrestato in casa il 12 febbraio 1944, nel corso di un’operazione che porta alla cattura dello stesso Peck, poi fuggito. Al momento dell’arresto ha con sé una ingente somma di denaro in moneta italiana ed estera, che viene requisita dai nazifascisti.
Recluso prima presso il carcere di Varese, poi in quello di Como, viene poi trasferito a Milano, presso San Vittore, dove rimane per circa due mesi. Viene successivamente inviato presso il campo di Fossoli, da qui scrive ai familiari per dare loro notizie rassicuranti:
Caro Giacomino e Agnese,
già saprete che mi trovo costì e che di salute sto bene. Possiamo scrivere solo due volte al mese ed è per questo che non scrivo ai genitori. Tranquillizzateli perché io sto bene e spero anche di ritornare presto. Di qua non si parte […].
Bruno è fucilato presso il poligono di tiro di Ciberno (Carpi) per rappresaglia, assieme a oltre sessanta internati, il 12 luglio 1944.
A guerra finita, la moglie Teresa, si rivolge alla Commissione Alleata per cercare di recuperare la grossa somma di denaro che era stata confiscata al marito al momento dell’arresto che, secondo alcune testimonianze raccolte dalla donna, era stata lasciata in deposito presso il carcere di San Vittore. Ma la sorpresa è amara:
Si comunica che da un accurato controllo investigativo eseguito nelle carceri di San Vittore, nulla è stato rinvenuto nella busta valori appartenuta al defunto marito. Secondo autorevoli voci raccolte, si è potuto stabile essere costume dei tedeschi, all’atto in cui i detenuti venivano allontanati da San Vittore per altra destinazione, far firmare dagli stessi ricevuta di eventuali valori che, in realtà, non venivano riconsegnati.
