Gli aiuti
Angelo Beia
Angelo, mugnaio, e la moglie Annetta ospitano presso la loro abitazione di Rosasco i prigionieri Albert e Robert, considerandoli come due figli. Il 2 dicembre 1943, mentre è a lavoro nei campi con Angelo, Albert è catturato da un reparto della GNR di Vigevano coadiuvato da alcuni tedeschi. Al termine dell’operazione gli inglesi tratti in arresto sono tre, di cui uno ferito.
La moglie di Angelo, Annetta, racconta:
Dopo aver portato i prigionieri presso il locale municipio, i fascisti partirono per Mortara, trasportando in auto il prigioniero ferito durante il raid. Nel frattempo mio marito, che non si era rassegnato, tentò con l’aiuto di alcuni cittadini coraggiosi di liberare i militari, e soprattutto colui che già da tanto chiamava “figlio” e dal quale era, a sua volta, era chiamato “padre” [Albert Edward Tebbs]
Angelo riesce a liberare con successo Albert, che riporta presso la propria abitazione. La famiglia è consapevole del pericolo imminente; il soldato, seppur a malincuore, è subito trasferito presso un villaggio vicino.
Come previsto, l’allontanamento dei prigionieri dal municipio, scatena la caccia all’uomo. I fascisti e i tedeschi mettono al muro alcune persone e le costringono a rivelare chi ha aiutato i militari a fuggire. Viene così fatto il nome di Angelo Beia. Raggiunta la sua abitazione, vi trovano Annetta, che dice loro di non sapere nulla del marito: l’uomo, in realtà, è al secondo piano assieme alla figlia. I militi si fanno strada in casa e incrociano Angelo sulle scale. Aprono il fuoco: l’uomo è ferito. Portato via dagli stessi aggressori, muore alcune ore più tardi presso l’ospedale di Mortara.
In seguito ai fatti, le autorità locali prendono una serie di provvedimenti a danno della comunità̀: arresto di alcune donne, coprifuoco, chiusura degli esercizi pubblici, più̀ una multa per ogni abitante nella misura del doppio delle tasse comunali.
Nella testimonianza resa alla Commissione Alleata, Annetta sottolinea come il sacrificio del marito sia servito a salvare il giovane Albert, del quale, tuttavia, non ha più notizie: «Vi saremmo grati se poteste darci la certezza che è vivo e in buona salute.»
Dati
Gruppo famigliare: famiglia Beia
