Gli aiuti

Angela Vecchioli Staffetti

Angela, vedova, gestisce il bar del dopo-lavoro di Tornimparte (L’Aquila). La sua attività di assistenza verso i prigionieri alleati in fuga inizia subito dopo l’8 settembre: «la stessa si adopera senza sosta e senza curarsi dei pericoli in cui incorre fino alla fine di giugno ‘44» mettendo a disposizione dei fuggiaschi abiti, cibo e offrendo loro cure mediche e ospitalità.

Si occupa per oltre nove mesi del soldato sudafricano Pieter Labuschagne che giunge in zona malato e debilitato:

Il 21 settembre 1943 ho raggiunto le montagne sopra Capo la Villa con la polmonite. La vedova Angela Vecchioli mi ha salvato, accogliendomi nella sua casa in un letto pulito. Mi ha curato senza l’aiuto di un medico fino a quando non mi sono alzato, il 15 dicembre. Ricordo assai poco di quel periodo di malattia, ma quando ero sveglio e cosciente, lei era sempre vicino al letto per assistermi.

Nel gennaio ’44, quando giungono voci dell’arrivo in paese di pattuglie tedesche alla ricerca di prigionieri, Angela trasferisce Pieter e altri tre militari in una grotta sulle vicine montagne, provvedendo in prima persona affinché non manchi loro nulla: cibo, abiti puliti, un materasso, coperte e teli. Quando i tedeschi entrano in paese, il 22 gennaio, la donna raggiunge gli anfratti in cui si sono rifugiati i circa sessanta fuggitivi presenti in zona, avvisandoli del pericolo: grazie al suo intervento solo sette militari vengono ricatturati. Tutti i beni che Angela ha consegnato loro -coperte, lenzuoli, materassi- vengono bruciati.

Il 23 gennaio i tedeschi, ancora in paese, catturano il sudafricano Pieter; con l’aiuto del padre di Angela, tuttavia, l’uomo riesce a eludere la sorveglianza e a disperdersi tra la vegetazione. Alla ricerca del militare in fuga, i tedeschi fanno irruzione in casa di Angela per arrestarla; la donna riesce però a scappare prima del loro arrivo e vive da latitante per i successivi sei mesi. L’appartamento è distrutto e saccheggiato; anche il bar che la stessa gestisce viene chiuso.

Pur consapevole del grave pericolo e nonostante la latitanza, Angela continua a fare tutto quanto è in suo potere per aiutare i tanti fuggitivi che continuano a rivolgersi a lei.

Quando, nel giugno ‘44, le truppe alleate raggiungo la zona, la donna «si lasciò andare e pianse come una bambina» per l’emozione e la stanchezza di quei lunghi mesi.

Il Maggiore Goschen, a proposito della sua opera di soccorso:

Nessuna donna in Italia ha fatto di più per i prigionieri alleati della Signora Vecchioli… la sua casa si trovava lungo una delle “rotte” più frequentate dai prigionieri e nessuno transitava senza aver prima ricevuto il suo aiuto.

L’attività di assistenza svolta dalla donna, scrive Roger Absalom – e così riferiscono alcune delle testimonianze dei soldati che la stessa aveva aiutato-, non fu in generale gradita dai suoi compaesani e giudicata spesso in modo malevolo. 

Nel dopoguerra furono, in particolare, i “suoi” prigionieri a darsi da fare perché Angela ricevesse una ricompensa. La stima che gli alleati le tributarono e il mutato sentimento popolare degli anni a seguire contribuirono a renderla oggetto di successiva ammirazione e «oggetto di pellegrinaggio».

Dati

Luogo:
Tornimparte
Provincia:
L'Aquila
Regione:
Abruzzo
Assistenza prestata:
Ospitalità, cibo, abiti, cure mediche
Prigionieri aiutati:
Pieter Andris Hendrik Labuschagne-South African Union Defence Force, Major. Clifford Bland-Royal Army Ordnance Corps, Major Geoffrey W. Goschen, Royal Horses Artillery, Major John W. Saleby-Royal Armoured Corps.
Data inizio:
settembre 1943
Data fine:
giugno 1944
Bibliografia:
R. Absalom, L’Alleanza inattesa. Mondo contadino e prigionieri alleati in fuga in Italia (1943-1945), Pendragon, Bologna- B.G. Lett, Italy’s Outstanding courage. The Story of a Secret Civilian Army in World War Two, Independently published, 2020
Fonti archivistiche:
NARA, Records of Allied Operational and Occupation Headquarters, World War II Claim, Series (RG. 331), Claim n° 3.196.

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