Gli aiuti

Andrea Baruffini

A partire dall’11 settembre 1943, dopo la fuga di oltre settecento prigionieri alleati dal PG.49 Fontanellato, la famiglia Baruffini ospita presso la propria abitazione quattro militari in fuga.

Andrea, il capofamiglia, contadino, ha combattuto durante la Grande Guerra: quando viene a sapere che ci sono dei ragazzi inglesi da nascondere, dei soldati mandati a combattere come era stato per lui, non si tira indietro.

I prigionieri rimangono presso la sua casa fino al 9 ottobre, quando, iniziati i rastrellamenti tedeschi in zona, vengono trasferiti dall’uomo in un podere presso Banzola, nelle vicinanze di Salsomaggiore. É Albertina, una delle sue figlie, vent’anni, a portare loro, due volte alla settimana, viveri e notizie.

Dopo il 10 novembre uno degli ufficiali che si era allontanato, il Capitano Greenwood, fa ritorno presso l’abitazione dei Baruffini, tenendosi in contatto con gli altri militari, che nel frattempo si sono trasferiti a Parma.  Nel mese di gennaio, tuttavia, il gruppo si divide: due prigionieri decidono di allontanarsi dalla zona per raggiungere la Svizzera, mentre gli altri preferiscono non partire. 

Il 31 gennaio 1944, il capitano Bazeley, uno dei militari rimasto a Parma, viene arrestato presso la casa di Volumnia Ugolotti, un’infermiera coinvolta nelle attività di soccorso. Nella successiva perquisizione nell’appartamento viene rinvenuto e sequestrato un diario in cui lo stesso aveva annotato con precisioni nomi e dati relativi agli aiuti ricevuti: vi compare anche il nome di Andrea Baruffini.

Nel suo resoconto alla Commissione Alleata, Luigia, la moglie di Andrea, scrive: « L’11 marzo furono tratte in arresto settanta persone, tra cui mio marito e mia figlia. Mia figlia venne liberata cinque giorni dopo. Mio marito fu condotto nelle carceri di San Francesco, esposto a maltrattamenti e minacce da parte dei tedeschi, tenuto lontano dai famigliari». L’uomo -come ricordano i figli Fortunato e Sandro – rinuncia a fuggire quando una bomba apre una breccia nel muro, per paura di rappresaglie contro la famiglia. 

Tradotto presso il campo di smistamento di Fossoli, nel mese di luglio parte per Bolzano e poi Mauthausen, dove giunge il 24 giugno 1944. Li, passando per i sottocampi di Grossraming e Schlier-Redl-Zipf, dopo mesi di sofferenze, muore l’11 aprile 1945:«Il nostro dolore per il mancato ritorno non è immaginabile – continua la moglie – Sono rimasta sola con quattro figli piccoli. Ho fatto di tutto per continuare la conduzione del podere che mio marito aveva in affitto, senza alcun aiuto».

Tre dei quattro soldati aiutati riescono a raggiungere la Svizzera. 

A proposito dell’aiuto prestato dalla famiglia, l’ex prigioniero inglese Cpt. Ledgard, scrive:

Vorrei sottolineare che quest’uomo e tutta la sua famiglia hanno fatto tutto ciò che era in loro potere per aiutarci, senza pensarci due volte e con considerevole rischio».

 

Dati

Gruppo famigliare: famiglia Baruffini

Data di nascita:
27/03/1892
Luogo:
Canetolo, fraz. di Fontanellato
Provincia:
Parma
Regione:
Emilia Romaga
Assistenza prestata:
Ospitalità e assistenza nel trasferimento
Prigionieri aiutati:
Tenente Gordon H Bazeley, Cpt. G.A. Ledgard-Royal Artillery, Cpt. Greenwood-Royal Artillery, H.C Carver-Hussars, E.S. Cutler-Royal Artillery. Altri prigionieri non identificati.
Data inizio:
11 settembre 1943
Data fine:
11 marzo 1944
Altri aiutanti coinvolti:
Volumnia Ugolotti
Bibliografia:
M. Minardi, L’orizzonte del campo. Prigionia e fuga dal campo PG.49 di Fontanellato 1943-45, Mattioli, Fidenza, 2015
Fonti archivistiche:
NARA, Records of Allied Operational and Occupation Headquarters, World War II Claim, Series (RG. 331): Approved Death Claims Claim “Canvelli Ved. Baruffini” n° 38.504D.

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