Gli aiuti
Alfonso Iafrate
Alfonso, contadino, mantiene con il suo lavoro la sua famiglia numerosa, (quattro figli minorenni e la moglie Rosa). Ha ricevuto dall’Allied Screening Commission un rimborso di 11.000 lire per l’attività di assistenza svolta in favore dei prigionieri alleati, rispetto a cui dichiara:
Io li ho assistiti non per denaro ma per il grande affetto che ho sempre nutrito verso chi ha salvato la nostra patria. Per le 11.000 lire che mi avete mandato mi sono state molto necessarie perché sono un piccolo contadino […].
L’uomo racconta alle autorità alleate di essere stato costretto a vendere, per sfamare i prigionieri di cui si è preso cura (tre inglesi e un americano) un maiale al prezzo di 1.800 Lire; in seguito, fa la stessa cosa con una mucca, da cui guadagna 6.200 Lire.
Nel febbraio ’44, inoltre, militari tedeschi rubano dalla sua stalla un asino che gli è di grande aiuto nei lavori agricoli.
Nell’immediato dopoguerra le condizioni economiche dell’uomo appaiono piuttosto disagiate. Vorrebbe acquistare una nuova mucca, ma non ha il denaro per poterlo fare. Chiede, quindi, alla Commissione ulteriore aiuto, manifestando il suo interesse anche per la possibilità di emigrare negli Stati Uniti in cerca di fortuna.