Gli aiuti

Adelina Perotto

Intorno alla fine del settembre 1943, Adelina viene a sapere che alcuni prigionieri inglesi sono nascosti nella zona boschiva nei dintorni di Rivalba, nell’area di San Raffaele.

Mi dispiaceva molto per quei poveretti (…). Decisi subito di andare a cercarli nonostante sapevo che avrei corso gravi pericoli. Erano miei fratelli e la Divina Provvidenza avrebbe vegliato su di me. Sapevo però che io stessa avrei potuto fare ben poco per loro, trovandomi in una condizione finanziaria molto precaria.

Adelina raggiunge il luogo che le è stato indicato portando con sé del pane e altri viveri. Rintraccia i sei uomini che hanno trovato riparo in una caverna. L’incontro è assai cordiale, nonostante le difficoltà di comprensione delle reciproche lingue. 

Ho avuto subito l’impressione di essere al cospetto di persone gentili, dei bravi uomini e soldati; mi sono sentita davvero avvilita nel vedere in che condizioni di bisogno si trovavano. Decisi che dovevo aiutarli a qualsiasi costo.

Adelina prosegue la sua attività di soccorso fino al 15 ottobre quando, raggiungendo il nascondiglio, scopre che i militari non ci sono più. Viene a sapere che sono stati spostati in un luogo più sicuro da un altro coadiuvante della zona. Alla fine del mese, tuttavia, i prigionieri la ricontattano nuovamente in cerca di aiuto. È lei stessa a metterli in contatto con un’altra coadiuvante, la signora Mazzocco.

Il 5 gennaio 1944, incontra nuovamente due degli uomini di cui si è precedenza presa cura. Sono feriti in seguito a un combattimento avvenuto nella zona di Cuneo. Li porta a casa con sé, contattando poi, tramite il signor Ferruccio Borio, un certo dott. Palmieri, a capo di un gruppo di partigiani nella zona di Foglizzo (To).  Alla fine del mese, poi, Adelina viene a sapere che due ex prigionieri inglesi sono nuovamente nella grotta [non è chiaro se si tratti degli stessi militari aiutati in precedenza o di altri uomini]. Torna a visitarli e scopre che uno dei due è malato, si fa quindi carico delle sue cure.

Il tempo nel frattempo peggiora, così che i due non riescono ad allontanarsi dalla grotta come vorrebbero; anche il cibo inizia a scarseggiare, mentre aumenta in zona la presenza di fascisti e tedeschi in cerca di prigionieri da ricatturare. 

Agli inizi di marzo, quando finalmente la neve si scioglie, Giovanni, uno dei figli più grandi di Adelina, accompagna in bicicletta uno dei due prigionieri nel vicino paese di Fogliazzo, considerato più sicuro. Quindici giorni dopo, è invece una delle figlie a provvedere al trasferimento dell’altro militare, percorrendo a piedi quasi quattordici chilometri. Ogni settimana, inoltre, i due ragazzi raggiungono gli ex prigionieri nel nuovo nascondiglio per portare loro i viveri necessari. 

Nel maggio 1944, due dei prigionieri soccorsi in precedenza tornano nuovamente a casa di Adelina.

In che stato pietoso erano, poveri ragazzi. Li ho indirizzati verso due fattorie nelle vicinanze, dove, lavorando, hanno trascorso altri undici mesi, sempre aiutati da me.

Alla fine della guerra, tre dei sei uomini soccorsi da Adelina sono finalmente in salvo. Due vengono trasferiti a Napoli in attesa del rimpatrio (Horace Martin e Jack Richardson), mentre uno di loro, John Arnold, decide di trattenersi ancora per un po’in zona: «Potete vedere come lui ormai si senta a casa con noi, e ha scoperto che non tutti gli italiani sono così male».

George Hooker e William Hill sono invece uccisi mentre operano con i partigiani il 3 gennaio 1944, nel corso del secondo eccidio di Boves, mentre William Anderson muore sul valico della Galisia nel novembre 1944, travolto da una slavina assieme ad altri quaranta tra prigionieri e partigiani.

Ho svuotato il mio guardaroba, dando loro gli indumenti dei miei figli, sono felice e orgogliosa di averlo fatto. Ho aiutato sei povere persone che senza il nostro soccorso non avrebbero mai raggiunto le loro case e famiglie; ho provato così a rimediare al disonore creato da quelle donne italiane che, vicine al fascismo, hanno avuto il coraggio di “vendere” i prigionieri per 1800 lire.

Dati

Gruppo famigliare: famiglia Perotto

Luogo:
Rivalba-Gassino Torinese
Provincia:
Torino
Regione:
Piemonte
Assistenza prestata:
Ospitalità, cibo, abiti
Prigionieri aiutati:
Dr. Martin Horace-Royal Artillery (Nottingham), Bdr. John Richardson-Royal Artillery (Nottingham), Bdr. William Anderson-Royal Artillery (Kent), Gnr. William Hill-Royal Artillery (Glamorgan, Galles), Bdr. George E. Hooker-Royal Artillery (Nottingham), John Arnold (Kent).
Data fine:
maggio 1944
Altri aiutanti coinvolti:
Signora Mazzocco, Ferruccio Borio, dott. Palmieri, Vezio Tommasinelli
Bibliografia:
J. Kinrade Dethick, As if he were my brother: Italians and escapers in Piedmont 1943-1945, published on demand, 2024,
Fonti archivistiche:
NARA, Records of Allied Operational and Occupation Headquarters, World War II Claim, Series (RG. 331): Index to Helper Claims, Claim n° 42.695.

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