Seleziona una pagina
PG 12 - Vincigliata

Autore/i della scheda: Costantino Di Sante

Dati sul campo

Comune: Firenze

Provincia: Firenze

Regione: Toscana

Ubicazione: Castello di Vincigliata - Firenze

Tipologia campo: concentramento

Numero convenzionale: 12

Numero di posta militare: 3200

Campo per: ufficiali

Giuristizione territoriale: Difesa Territoriale di Firenze

Scalo ferroviario: Firenze

Sistemazione: accantonamento

Capacità: 36

In funzione: da 09/1941 al 09/1943

Comando/gestione del campo: Maggiore Ugo Bacci (settembre 1941 – marzo 1943); Maggiore Vittorio Vivarelli (aprile – giugno 1943); Maggiore Adolfo Giachi (luglio – settembre 1943)

Cronologia:
Settembre 1941 viene istituito il campo n. 12 per alti ufficiali britannici.
30 marzo 1943 attraverso un tunnel 6 ufficiali riescono ad evadere.
9 settembre 1943 i prigionieri lasciano il campo rifugiandosi nel monastero di Camaldoli (AR) .

Presenza dei prigionieri alleati nel campo di Firenze

Data Generali Ufficiali Sottufficiali Truppa TOT
1.3.1942 8 6 3 10 27
1.4.1942 12 4 4 10 30
31.5.1942 12 3 3 11 29
1.6.1942 12 2 3 11 28
1.7.1942 12 2 3 11 28
1.8.1942 12 2 3 11 28
1.9.1942 12 3 3 11 29
31.10.1942 12 3 2 11 28
30.11.1942 12 3 3 11 29
31.12.1942 12 3 3 11 29
31.1.1943 12 3 3 11 29
28.2.1943 12 3 3 11 29
31.3.1943 12 2 3 11 28
30.4.1943 10 2 1 9 22
31.5.1943 10 2 1 9 22
30.6.1943 10 1 1 9 21
31.8.1943 9 1 1 13 24

Storia del campo

Nell’estate del 1941 lo Stato Maggiore dell’Esercito dispone la costituzione di campi di concentramento dove poter ospitare “gli ufficiali di ordinanza per i generali d’armata e di corpo d’armata”. Dovendo essere allestiti per degli alti graduati, si decide di utilizzare delle strutture facilmente adattabili per rendere confortevole la prigionia a degli ospiti così illustri. Per questi motivi sarà scelta, per i generali serbi, Villa La Nassa nella frazione di Candeli del comune di Bagno a Ripoli (FI) e, per i britannici, il castello di Vincigliata nel comune di Firenze. Essendo distanti l’una dall’altro circa dieci chilometri, dal punto di vista amministrativo dipenderanno da un unico comando che, probabilmente viene insediato a Villa La Nassa. Non a caso in parte della documentazione ufficiale quello di Vincigliata sarà spesso indicato con il nome di Candeli. Tutte e due entrano in funzione nel settembre del 1943 e saranno contraddistinti entrambi dal numero 12.
I primi prigionieri ad essere inviati a Vincigliata furono i generali inglesi che in precedenza erano stati internati nella Villa Orsini a Sulmona (AQ). Il trasferimento era stato motivato dalle autorità militari italiani dalla necessità di poter offrire ai generali e ai loro attendenti, una residenza con maggiori spazi. Malgrado ciò alcuni di essi si lamentarono della nuova sede perché nella località abruzzese dicevano di aver goduto di maggiore libertà. Comunque, nonostante ciò il trattamento che venne loro riservato fu più che dignitoso. Anche dal castello potevano uscire sotto scorta e spesso si recavano anche a mangiare in una trattaria non lontana dal campo. Per tenersi impegnati, oltre a praticare alcuni sport, alcuni di essi gestivano un pollaio, coltivavano un orto e si dedicavano al piccolo artigianato. Parte del tempo era dedicato anche allo studio dell’italiano, alla gestione della biblioteca e per tenere dei corsi per i loro attendenti.
Alcune cose cambiarono dopo la riuscita fuga del 30 marzo 1943 da parte di un gruppo di alti ufficiali. Nonostante ci fossero stati altri tentativi di evasione nei mesi precedenti, in questo caso furono applicate alcune misure restrittive: le passeggiate all’esterno del campo furono ridotte a tre a settimana, tutti gli strumenti che i prigionieri utilizzavano per il giardinaggio e il bricolage furono sequestrate insieme alle carte geografiche furono requisite e rimossi gli aiutanti dei fuggitivi.
Quello che maggiormente sorprese le autorità italiane e che la fuga era stata realizzata attraverso un tunnel scavato sotto la cappella del castello e quindi era stata pianificata da diversi mesi. Quattro dei sei fuggitivi furono ripresi, il brigadier John Frederick Boyce Combe e l’air marshal Owen Tudor Boyd il giorno dopo, mentre il general Richard O’ Connor e Carton de Wiart Nugent il 5 aprile. Solo i due brigadier neozelandesi James Hargest e Reginald Miles riuscirono ad attraversare il confine con la Svizzera.
L’evasione provocò anche l’inasprimento della sorveglianza e la rimozione del comandante del campo il Maggiore Ugo Bacci che fu sostituito dal Maggiore Vittorio Vivarelli.
Il 9 settembre, grazie all’interessamento del generale italiano che comandava il presidio di Firenze, i prigionieri di Vinciglaita riuscirono a lasciare Vincigliata e trovarono rifugio nel Monastero di Camaldoli in provincia di Arezzo. Tra di essi: il generale Philip Neame, già ufficiale più alto in grado nel Mediterraneo; sir Richard O’Connor, già a capo dell’VIII Armata; il maresciallo dell’aria Owen Tudor Boyd, già comandante dell’aviazione nel Mediterraneo. Successivamente, aiutati dai civili e dai partigiani della zona, ripararono nel forlivese prima di riuscire ad imbarcarsi per raggiungere le zone liberate per poi fare ritorno in Gran Bretagna.
Il castello di Vincigliata oggi è sede di un centro congressi e servizi.

Fonti archivistiche

Bibliografia

Storie legate a questo campo