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PG 120 - Chiesanuova

Autore/i della scheda: Costantino Di Sante

Dati sul campo

Comune: Padova

Provincia: Padova

Regione: Veneto

Ubicazione: Chiesanuova, ex caserma Romagnoli (former «Romagnoli» barracks) - Padova

Tipologia campo: lavoro

Numero convenzionale: 120

Numero di posta militare: 3200

Campo per: truppa

Giuristizione territoriale: Difesa Territoriale di Treviso

Scalo ferroviario: Padova

Sistemazione: accantonamento

Capacità: 1000

In funzione: da 02/1943 al 09/1943

Comando/gestione del campo: Capitano Giuseppe David (febbraio – marzo 1943); Capitano Enzo D’Ayala Valva (aprile – giugno 1943); Capitano Ezio Gaspari (luglio – settembre 1943)

Cronologia:
23 Febbraio 1943 il campo di lavoro n. 120 viene istituito all’interno della caserma “Romagnoli”
Febbraio-aprile 1943 vengono costituiti diversi distaccamenti di lavoro in provincia di Padova
Settembre 1943 quasi tutti i prigionieri riescono a fuggire

Presenza dei prigionieri alleati nel campo di Padova

Data Generali Ufficiali Sottufficiali Truppa TOT
31.3.1943 620 620
30.4.1943 899 899
31.5.1943     6 1203 1209
30.6.1943     6 1192 1198
31.7.1943     6 1192 1198
31.8.1943     5 1145 1150
 

Storia del campo

Il campo di lavoro n. 120 di Chiesanuova viene istituito nel febbraio del 1943 all’interno della caserma “Romagnoli” dove già dalla fine del giungo 1942 è attivo un campo di concentramento per civili jugoslavi. Prima che entrasse ufficialmente in funzione, lo Stato Maggiore dell’Esercito dispose che dal campo n. 82 di Laterina (AR) fossero inviati in provincia di Padova 260 prigionieri sudafricani bianchi da impiegare in agricoltura nella località di Saonara e presso villa Wollemberg a Loreggia. Successivamente, anche se sempre sotto un’unica direzione, la gestione dei prigionieri di guerra fu distinta da quella dei civili.
Nei mesi successivi, dipendenti dal campo base n. 102 di Chiesanuova, furono creati altri 16 distaccamenti, quasi tutti per il lavoro agricolo. Di quelli che si hanno notizie certe sono:


  • 25.2.1943 a Pontevigodarzere (PD), 100 sudafricani bianchi provenienti dal campo di Passo Corese, impiegati ;

  • 3.3.1943 a Cittadella (PD), 50 neozelandesi provenienti dal campo di Grupignano, impiegati in agricoltura presso la ditta F.lli Gottardo;

  • 10.3.1943 Saletto (MN), 70 sudafricani bianchi provenienti dal campo di Laterina, impiegati in agricoltura presso la Ditta Stevanin;

  • 10.3.1943 Piove di Sacco (PD), 60 neozelandesi provenienti dal campo di Grupignano, impiegati in agricoltura presso la Ditta Millecampi;

  • 11.3.1943 Bagnoli di Sopra (PD), 80 sudafricani bianchi provenienti dal campo di Laterina, impiegati in agricoltura presso la Ditta Avas;

  • 23.3.1943 Sant’Anna, frazione di Chioggia (VE), 60 sudafricani bianchi provenienti dal campo di Gravina, impiegati in agricoltura presso la Tenuta Valgrande;

  • 23.3.1943 Cona (VE), 60 sudafricani bianchi provenienti dal campo di Gravina, impiegati in agricoltura presso la Ditta Toffano Marcello;

  • 29.3.1943 Cona (VE), 60 sudafricani bianchi provenienti dal campo di Gravina, impiegati in agricoltura presso la Ditta Novo Antonio.


Di altri distaccamenti, di cui si hanno solo generiche indicazioni, sappiamo che erano dislocati: nel comune di Abano Terme (PD), presso i Fretelli Sgaravatti; a Rio di Ponte San Nicolò (PD) presso la S.A. Tenuta Alba immobiliare; nel comune di Mestrino (PD) e in quello di Mira in provincia di Venezia.
Oltre a questi, secondo Roger Absalom, un altro distaccamento si trovava presso la frazione di Fogolana nel comune di Codevigo (PD).
Alla fine di agosto gli ispettori riuscirono a controllare otto distaccamenti, a quella data dal campo di Chiesanuova dipendevano 1.150 uomini, perlopiù soldati di truppa sudafricani, con circa 300 tra britannici e neozelandesi. Gli ispettori rilevarono che le condizioni erano generalmente molto buone e la disciplina eccellente. I prigionieri lavoravano dalle 8 alle 10 ore al giorno e venivano retribuiti nella misura di 4,50 lire per 8 ore, più lo straordinario di 0,50 lire all’ora. Segnalarono anche che per i tentativi di fuga non vi erano state particolari conseguenze, tranne in un caso dove i quattro fuggitivi erano stati messi agli arresti e la distribuzione dei pacchi era stata sospesa.
Dopo l’armistizio gran parte dei prigionieri riuscì a fuggire o fu liberato dai custodi dei distaccamenti. Come accadde in quello di Saonara dove i prigionieri furono facilitati nel raggiungere il confine svizzero in quanto il responsabile del presidio indicò loro la strada da seguire, inoltre gli consegnò delle mappe e pacchi viveri della Croce rossa per il viaggio.
Nel dopoguerra la caserma “Romagnoli” fu utilizzata dall’esercito fino al 2009. Dopo diversi anni di abbandono nel 2021 si è costituito un gruppo composto da istituzioni pubbliche e associazioni con lo scopo di valorizzarla come luogo di memoria e impedire che venga rasa al suolo.

Fonti archivistiche

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