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Philip Neame

Lieutenant General, VC, KBE, CB, DSO

Il generale Philip Neame (1888-1978), già comandante delle forze britanniche in Cirenaica,  insieme al generale Richard Nugent O’Connor, al maresciallo dell’aria Owen Tudor Boyd, Ferguson, Spooner  e un soldato sudafricano, evade l’8 settembre 1943 dal PG 12 sito nel castello di Vincigliata e raggiunge la stazione ferroviaria di Firenze con lo scopo di sfuggire alla cattura dei tedeschi che stanno marciando da Bologna verso il capoluogo fiorentino. Gli undici ufficiali e i quattordici militari si dirigono alla stazione di Firenze per prendere il treno per Arezzo, dove Neame si nasconde tra alcuni filari di vigne alla periferia della città. 

Il colonnello [italiano] era inutile e fece poco per aiutarci, ma poco dopo ci siamo imbattuti in tre giovani ufficiali italiani che ci portarono a nasconderci nei vigneti fuori Arezzo. Nel frattempo arrivò la polizia e ci propose un ottimo piano per salvarci dalla cattura.

Alle sette di sera arrivano sul posto due motoveicoli guidati da agenti di polizia incaricati del salvataggio degli ufficiali, i quali vengono condotti per oltre sessanta chilometri in direzione nord, verso l’ospizio di Camaldoli situato sugli Appennini. A Camaldoli gli ufficiali vengono affidati alle cure del sacerdote dell’ordine là insediato. Neame vi rimane per circa quattro giorni, al seguito dei quali decide di riprendere il cammino e dirigersi in un’area di montagna. Quattro ufficiali, tra cui lo stesso Neame, si dirigono verso il monastero di Camaldoli a circa un chilometro da Camaldoli, dove vengono affidati alle cure del priore generale dell’ordine dei camaldolesi e del frate Leone Checcacci. 

Il priore generale dell’Ordine camaldolese viveva all’Eremo e fu molto gentile e coraggioso nel darci tutto l’aiuto che poteva per le molte settimane successive. Ha anche incaricato uno dei fratelli dell’ordine, don Leoni, di fare da collegamento speciale tra lui e noi prigionieri britannici. Don Leoni fu instancabile nell’organizzare alloggi e cibo per noi in una zona montuosa di una decina di chilometri quadrati

Alcuni giorni dopo Neame insieme al generale O’Connor e al maresciallo Boyd decidono di riprendere il cammino attraverso i paesi di montagna e fare ritorno di tanto in tanto al monastero per trovare cibo e riparo. Quando però i tedeschi arrivano prima a Camaldoli e poi a Eremo, i prigionieri devono definitivamente trasferirsi altrove, trovando riparo, divisi in piccoli gruppi, nel paesino di Seghettina mentre altri, tra i quali il generale Neame, si rifugiano a Strabatenza in Emilia Romagna.

Le condizioni di vita erano primitive: alcuni dormivano sulla paglia, altri su materassi nelle soffitte e in genere si dormiva in due in un letto o in due su un materasso. Il cibo era quasi esclusivamente farinaceo, cioè pasta (maccheroni), polenta (polenta di mais), riso e minestra o zuppa locale.

Neame riceve, a fine settembre 1943, la visita di un giovane ufficiale italiano di nome Bruno Vailati, il quale funge da intermediario con le forze speciali alleate incaricate del salvataggio degli ex prigionieri. Il piano concordato da Neame e Vailati prevede che essi si dirigano ad Ancona, dove un’imbarcazione delle forze speciali li avrebbe condotti in salvo. Il viaggio verso sud ha inizio qualche giorno dopo. A guidare i fuggiaschi sono un certo signor Torquato Nanni, amico e compagno di studi di Bruno Valiati, e suo figlio, che si rivelano degli ottimi amici per Neame e gli altri prigionieri. In quel periodo, nel paese di Santa Sofia che nasconde il generale e i suoi compagni, si susseguono gli allarmi relativi all’arrivo dei nazifascisti, che costringendo i militari alleati a rifugiarsi nella boscaglia e a restarci per periodi più o meno prolungati.

Siamo partiti tutti alla volta del rifugio che fungeva da stalla in fondo alla valle, sotto la guida di Lorenzo Rossi. Abbiamo affrontato un viaggio di tre ore per fare quello che in circostanze normali sarebbe stato un cammino di tre quarti d’ora. Arrivati al capannone del bestiame, abbiamo trovato il pavimento coperto di fango e acqua. Siamo riusciti a raccogliere del legno dai cespugli e ad accendere un fuoco, che ci ha salvato durante la terribile notte. Lorenzo è andato alla fattoria più vicina e ha riportato un po’ di cibo.

Il 30 ottobre Neame riceve una lettera del priore del monastero di Eremo, che lo informa che un agente britannico delle forze speciali sarebbe presto arrivato in loro soccorso. Neame fa dunque ritorno a Eremo con i suoi compagni per parlare di persona con don Leoni, il quale comunica loro quale percorso avrebbero dovuto seguire, accompagnati da una guida italiana, per raggiungere l’agente britannico. Dopo una notte trascorsa in un fienile, il generale e il suo gruppo, guidati da Maurizio, il mugnaio di Strabatenza, arrivano al monastero, dove ad attenderli c’è il signor Cagnazzo, un agente dell’A Force, consegna loro delle biciclette con le quali dirigersi alla volta di Pesaro.

Abbiamo terminato il nostro viaggio di 48 miglia abbastanza esausti. Siamo stati portati in una fattoria dove abbiamo ricevuto un aiuto e una solidarietà meravigliosi e poco dopo è arrivato Cagnazzo con i ten. Fergusson e Spooner che ci hanno illustrato il piano di fuga via mare. Incontrammo lì alcuni capi partigiani italiani che speravano di combattere i tedeschi e che erano venuti a chiederci le armi.

Neame e gli altri prigionieri vengono condotti sulla spiaggia di Cattolica, dove, individuata la barca, si dirigono a remi fino al luogo designato per il recupero, da attuarsi mediante una barca a motore, diretta a sud. Il tentativo fallisce e i prigionieri sono costretti a rientrare in città dove trovano ospitalità presso un il maggiore Tilloy, che vi risiede. Altri tentativi vengono effettuati nei mesi successivi senza successo, uno in particolare a Cesena, dove Neame e i suoi compagni si dirigono in bicicletta e vengono ospitati per circa una settimana nella casa del signor Spazzoli. Nonostante la frustrazione dei militari britannici per i numerosi fallimenti, un quinto piano di fuga viene organizzato a Cervia, ma anche in questo caso l’operazione si rivela infruttuosa, essendo il porto della città sotto il controllo dei nazifascisti.

Fummo sistemati in una villa vuota a Cervia e il cibo fu inviato da un grande albergo vicino, di proprietà del signor Sovera, che qualche anno prima era stato vicedirettore del Claridge’s Hotel di Londra. Si dimostrò un amico meraviglioso per noi e un uomo molto coraggioso. Mentre eravamo nascosti in questa villa, in un’occasione un gruppo di soldati tedeschi si avvicinò al cancello del piccolo giardino e stava per entrare.  Un diversivo fu creato dalla signora Telessio, una donna inglese sposata con un italiano che viveva lì vicino. Attraversò di corsa la strada, attirò i tedeschi a casa sua per bere qualcosa e li mandò a cercarsi un alloggio altrove.

Il 28 novembre anche il sesto tentativo per mettersi in salvo dal porto di Cervia fallisce, costringendo Neame e i suoi compagni a cambiare il proprio nascondiglio e a trasferirsi presso un’altra villa. Un susseguirsi di allarmi per le incursioni dei nazifascisti costringe i militari a dividersi in due gruppi: Boyd viene ospitato nell’albergo di Sovera, mentre Neame e O’Connor in casa della signora Tellessio. Bruno Vailati si ripresenta e propone questa volta agli ex prigionieri di seguirlo fino a Riccione e da lì a Cingoli, in provincia di Macerata, da dove sarebbero potuti fuggire via mare una volta raggiunta Civitanova Marche. Il piano ancora una volta si rivela un insuccesso e dunque Neame e i suoi compagni sono costretti a tentare, per l’ottava volta, la fuga da Cattolica. Raggiunta la città di Riccione, Neame e gli altri prigionieri vengono ospitati nella villa del signor Arpesella, il quale consegna ai militari alleati centomila lire ciascuno per pagare il capitano della barca che li avrebbe recuperati l’indomani. Il giorno successivo, il 18 dicembre 1943, i tre uomini si recano sulla spiaggia e attendono con ansia l’arrivo dell’imbarcazione che, finalmente, si presenta nel luogo designato e li accoglie a bordo. Il 19 dicembre l’imbarcazione approda a Termolii, in Molise, dove il generale Neame, il generale O’Connor e il maresciallo Boyd ricevono un caloroso benvenuto da parte delle truppe alleate. A Bari, i tre vengono accolti dai generali Alexander e Eisenhower in persona, i quali assicurano loro il rimpatrio entro le festività del Natale di quell’anno. Gli ufficiali vengono trasferiti a Tunisi dove si svolgono ulteriori festeggiamenti in loro onore.

Abbiamo cenato nella casa del Primo Ministro e dopo cena abbiamo conversato con Winston Churchill,costretto a letto a causa della polmonite, raccontandogli molte avventure alle quali si è interessato molto. Il 22 dicembre abbiamo preso un volo per Algeri e, con un ritardo di 24 ore, siamo arrivati a Marrakech. Da Marrakech abbiamo percorso in volo 1.800 miglia in 11 ore e mezza nella notte tra il 24 e il 25 dicembre fino a Prestwick  in Scozia […] Abbiamo preso il treno notturno per Londra e siamo arrivati alle nostre case il 26 dicembre.

Campi legati a questa storia

Bibliografia/Fonti
  • TNA, WO 208/3393,
  • TNA, WO 208/3484,
  • Roger Absalom, A Strange Alliance, Leo S. Olschki editore, Firenze, p.120