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George Norman John Dean

Gunner, No. 1138730

George Norman John Dean nasce il 15 giugno 1923 a Woodlands, a nord della cittadina di Ripley, nello Hampshire. Dopo aver frequentato la scuola fino all’età di quindici anni, lavora come falegname. È figlio di un ex prigioniero dei tedeschi durante la Grande Guerra; suo fratello, pilota della RAF, muore all’età di diciannove anni durante un’incursione aerea contro i tedeschi in Francia. La chiamata alle armi per Dean arriva il 29 gennaio 1942, quando viene assegnato al 12th Field Training Regiment della Royal Artillery, presso il campo militare di Bulford a Salisbury Plain. Dopo un periodo di ulteriore addestramento in Galles, ad Aberystwyth, Dean è assegnato al 132th Welsh Field Regiment, con il quale viene trasferito nel Dorset. Terminata la preparazione, il suo reggimento è inviato in Nord Africa, arrivando ad Algeri il 7 novembre 1942.  Nel corso dei combattimenti in Tunisia, a Medjez-el Bab Dean viene fatto prigioniero dai tedeschi, precisamente nella piana del Goubellat. Dopo undici giorni nel campo di prigionia di Tunisi, Dean viene trasferito in Italia nel PG66 di Capua e successivamente nel PG53 di Sforzacosta. 

Nella notte sul 15 settembre 1943 Dean, che inizialmente non aveva intenzione di lasciare il campo, viene svegliato da alcuni suoi compagni e invitato a fuggire con loro alle prime luci del giorno. La fuga avviene senza particolari problemi e, una volta all’esterno, Dean prova una sensazione di libertà mai sperimentata prima: 

Fu un periodo di vera libertà, come non avevo mai sperimentato né prima né dopo, qualcosa che non avrei perso nemmeno per tutto l’oro del mondo. Tutto ciò ebbe molto a che fare con le meravigliose persone che vivevano nelle vicinanze, le quali ci hanno mantenuto e nutrito così volentieri.

Dean e alcuni compagni arrivano nei pressi di un fiume, al di là del quale si trovano delle case di contadini alle quali i prigionieri in fuga si avvicinano venendo a loro volta avvicinati dagli abitanti, che li invitano a entrare a casa e a restare con loro. 

Alloggiavo al numero quindici, che si trovava a circa un chilometro dal centro del paese di Massa Fermana. La famiglia con cui vivevo si chiamava Forte e aveva un figlio di sedici anni, Gino, e una figlia di ventuno, Pierina.

La vita in famiglia è un’occasione per osservare da vicino gli usi e i costumi dei contadini e al tempo stesso le contraddizioni del fascismo, che aveva imposto tre anni di scuola obbligatoria senza aver fornito alcuna nozione concreta agli studenti. Presto i compagni di Dean decidono di attraversare gli Appennini per raggiungere il Vaticano e chiedere assistenza. Lui, invece, dopo aver tentato una traversata, decide di recarsi a Massa Fermana, dove va a vivere nella casa di alcuni parenti benestanti della famiglia Forti, che abitano vicino. Dean si abitua velocemente ai ritmi della vita contadina e fa sue alcune abitudini tipiche della comunità:

Bevevo soprattutto vino crudo in cantina, seguito da alcuni vini più forti offerti dal parente più ricco, presso il quale mi ero trasferito. Il totale dei bicchieri che ho bevuto quel giorno è stato di ventidue! […] Una sera, tornando a casa dalla cantina, Riccardo, come lo chiamavano da quelle parti, è caduto e ha passato la notte in un fosso per il troppo vino!

Dean viene coinvolto nel lavoro dei campi, ma si nota presto la sua scarsa dimestichezza con gli attrezzi agricoli. Si rivela tuttavia utile nelle operazioni di vendemmia e spremitura dell’uva, pur essendo anche impiegato nella coltivazione del grano e nell’impianto delle viti. In quelle occasioni, il falegname inglese ha modo di apprendere i processi di lavorazione delle materie prime, come l’uva e le olive, ma anche la cura degli animali, utilizzati nei campi ma anche per gli spostamenti:

Il lavoro principale era la coltivazione del mais e la cura delle viti. Venivano coltivate su steccati dritti e potate in piccoli ceppi dopo la fine della stagione di crescita e fruttificazione […] si coltivava il mais tra i filari, ma non si coltivava molto altro […] Ogni tanto dovevamo mangiare un’insalata, perché ricordo che mi fu fatto provare l’olio d’oliva, che veniva usato come condimento.
La metà del piano inferiore della casa in cui alloggiavo era riservata ai buoi. Un quarto era destinato a un’officina, con tutti gli attrezzi e il vino, senza dimenticare un coniglio domestico in gabbia, e l’altro quarto era costituito da paglia e foraggio per il bestiame.

Nonostante Dean comprenda di non svolgere compiti o azioni particolarmente utili, si rende conto di non provare alcuna noia per la vita che conduce all’interno della famiglia Forti. 

Partecipa con loro, che indossano gli abiti migliori, alla messa della domenica, e a un gioco che consiste nel lanciare in strada e far rotolare le forme di parmigiano vuote lungo la strada. Il cibo e le preparazioni culinarie, nonostante la povertà e la scarsità di risorse, sono elementi fondamentali nella vita di Dean e dei Forti. La cucina è composta da un grande spazio aperto dove il fuoco è sempre acceso, mentre le pietanze vengono preparate in casa. 

Mi piaceva mangiare la pasta asciutta, fatta di lunghe strisce di pasta bollite, scolate e messe in un piatto con passata di pomodoro, aglio e parmigiano, magari con un po’ di carne di maiale fritta. Si mangiava anche la minestra, che era una specie di spezzatino con pasta arrotolata e tagliata a strisce sottili. L’altra cosa che si mangiava era la polenta, fatta con la farina di mais, guarnita con pomodoro e aglio e rovesciata sul tavolo.

Dopo dieci mesi di permanenza presso la famiglia Forti, inizia a circolare la voce di un imminente arrivo degli Alleati e quindi della ritirata dei tedeschi. Dean decide quindi di raggiungere le proprie truppe a Fermo ma, prima di essere rimpatriato, torna un’ultima volta a salutare le famiglie di Massa Fermana. Viene poi trasferito a Napoli.

Il loro modo di fare era molto gentile, così come il resto della famiglia. Nessuno di loro voleva che me ne andassi e, naturalmente, mi sono piaciuti tutti. Persone adorabili.

Il 14 agosto 1944 l’imbarcazione su cui viaggia arriva al porto di Liverpool Dopo un breve viaggio in treno Dean raggiunge la stazione di Christchurch, dove trova ad attenderlo i suoi genitori. 

Campi legati a questa storia

Bibliografia/Fonti

Diario personale di Norman Dean tratto dall’ archivio familiare di Norman Dean per gentile concessione della famiglia e del nipote