Gli aiuti

Giovanna Freddi

Dopo l’armistizio i prigionieri sud africani che lavorano presso la cascina Confallonera, distaccamento di lavoro del PG. 146 di Mortara, fuggono dalla struttura, rifugiandosi nei boschi circostanti, dove sono rintracciati e aiutati dalla gente del posto. Anche Giovanna Freddi, allora ventenne, con la sua famiglia, partecipa a quell’opera di soccorso:

Mia nonna materna che era andata in campagna a cercare le erbe commestibili […] ritornò scossa e spaventata dicendo che in un campo di meliga, dalle parti della Cascinetta, c’era qualcuno nascosto che l’aveva tenuta d’occhio per tutto il tempo.

Giovanna e la madre capiscono di chi possa trattarsi e decidono di intervenire: «D’accordo con mia mamma riempii una borsa con pane, vino, acqua, formaggio e mele e costrinsi mia nonna, che non ne voleva più sapere, a ritornare in quel posto». La ragazza lascia la borsa con il cibo ai margini del campo e viene via. A sera parla con il padre, Luigi. L’uomo, che è stato prigioniero durante la Prima guerra mondiale, si dice favorevole ad aiutare i soldati alleati, anche se ha bisogno di un po’ di tempo per organizzare al meglio la cosa.

Giovanna, però, va avanti da sola. L’indomani, infatti, preoccupata per quegli uomini, dopo che un violento temporale si è abbattuto in zona durante la notte, torna al campo e scopre che la borsa che ha lasciato è vuota: «Io allora feci dei grandi gesti che invitavano ad uscire e finalmente vidi un uomo che spuntava tra le piante».

Si tratta di Basil Resemberger (Ven), soldato sudafricano di 35 anni, che la ragazza invita poi a casa. Il giorno a seguire, poi, appreso che altri due soldati sono ancora nascosti tra la vegetazione, torna a recuperarli: sono Louis e Sidney. Con l’aiuto di alcuni parenti della famiglia i tre militari trovano ospitalità in alcune abitazioni della zona.

Dopo circa un mese, tuttavia, i tedeschi raggiungono il paese di Ferrera e perquisiscono numerose abitazioni alla ricerca dei prigionieri. Nel corso delle perquisizioni, il padre di Giovanna ed altri capifamiglia vengono schierati contro un muro sotto il tiro di un mitra.

Ven, Louis e Sidney riescono a mettersi in salvo, mentre altri soldati alleati sono ricatturati e i loro coadiuvanti arrestati. Dopo quei fatti, diviene chiaro come tenere in casa i tre uomini sia sempre più pericoloso: Ven non si allontana, mentre Louis e Sidney sono accompagnati da Giovanna nei boschi di cascina Pia, zona in cui si dice abbiano trovato rifugio altri militari alleati.

Nel frattempo la ragazza si rivolge al curato del paese, Don Baccerella, per organizzare la fuga dei giovani verso la Svizzera. Il religioso, attraverso la curia di Vigevano, prende contatti con un gruppo di volontari che in breve preleva i giovani per condurli oltre le Alpi.

Quando giunse il giorno stabilito, mio zio Luigi ed io accompagnammo in bicicletta i tre, fino a Valeggio e qui, davanti al castello, ci aspettava una mattina che li caricò dopo velocissimi saluti e frettolosi ringraziamenti. L’ultima immagine che ho sono le mani dei tre che ci salutano dai finestrini dell’auto che si allontana.

La donna non ha più notizie dei tre soldati per molto tempo. Due anni dopo la loro partenza riceve una lettera di Sidney, in cui l’uomo, tornato a casa in Sud Africa, le racconta della fuga e della successiva permanenza in Svizzera, manifestandole la sua gratitudine per quanto fatto. Negli anni a seguire i rapporti non si sono mai interrotti e Sidney è tornato in Italia nel 1972 per incontrare Giovanna.

Racconta inoltre Giuseppe Zucca, figlio della donna, come i tre sudafricani avessero fatto un patto prima di tornare a casa: portare per tutta la vita delle calze rosse in memoria dei commilitoni caduti e come segno di riconoscenza verso chi li aveva aiutati. Un impegno che proprio Sidney ha onorato per tutta la vita, e che ha destato nella sua città, Port Elizabeth, curiosità e ammirazione, tanto che alcuni giovani hanno creato un’associazione “Red Socks on Friday”, che ancora oggi si occupa , appunto, di memoria e beneficenza.

 

Dati

Gruppo famigliare: Esterina Freddi (zia paterna), Nina Tarantona (zia materna), Luigi (padre)

Data di nascita:
1923
Luogo:
Ferrera Erbognone
Provincia:
Pavia
Regione:
Lombardia
Assistenza prestata:
Ospitalità, cibo, assistenza nel trasferimento
Prigionieri aiutati:
Basil David Resemberger-2nd Tank Regiment-South African Army - Pte. Sidney Feinson- Umvoti Mounted Rifles-South African Army - Cpl. Robert L. Lewellyn George- Umvoti Mounted Rifles-South African Army.
Data inizio:
settembre 1943
Data fine:
novembre 1943
Altri aiutanti coinvolti:
Don Angelo Pusinieri (prevosto di Ferrera), Don Pietro Bacchella (curato).
Bibliografia:
G. Zucca, Prigionieri di guerra in Lomellina: campo di lavoro n. 146, aprile-settembre 1943, Italia Nostra, [Mortara], 2016- Id., I Giusti di Lomellina. Nomi e storie dei collaboranti italiani nell’aiuto ai prigionieri alleati fuggiti dai campi di lavoro. Settembre 1943- Aprile 1945, Lomellibro, Zeme (PV), 2023.
Fonti archivistiche:
TNA, WO 208/4050 e WO 208/4051.

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